Camera di Commercio Irpinia Sannio, intervento di Luca Beatrice, presidente CNA Avellino

La vicenda dell’imminente insediamento del primo Consiglio della nuova Camera di Commercio Irpinia – Sannio, che dovrebbe sancire almeno simbolicamente l’avvio di una nuova era per lo sviluppo delle realtà imprenditoriali delle due province, rischia di diventare, come avrebbe detto Ennio Flaiano, una faccenda molto grave ma poco seria.

La vicenda è molto grave perché l’ente è ormai commissariato da troppo tempo e, piuttosto che interrogarsi su quello che la Camera potrà e dovrà fare, da qualche parte ci si sta invece affannando, in maniera persino cruenta, solo sulla scelta di chi ne dovrà assumere la guida come Presidente; ponendo così le basi per una nuova stagione di veleni e occasioni mancate.

D’altra parte tutto questo rischia di assumere i toni di una farsa, nel momento in cui le discussioni sulla scelta della figura che dovrà guidare nei prossimi anni quella che dovrebbe essere la “casa delle imprese” rischiano di assumere sempre più le sembianze di mere trame di palazzo.

Mentre la discussione dovrebbe essere invece tanto più pubblica, per recuperare la credibilità necessaria affinché la Camera di Commercio assuma un positivo ruolo di traino dell’economia.

Il problema vero è che si rischia fortemente che l’elezione del nuovo Presidente avvenga sulla base di scambi, promesse o interventi politici esterni quando, piuttosto, sarebbe più che necessario far derivare la scelta dalle impellenti necessità della nostra terra, già economicamente arretrata prima ancora che intervenissero covid e guerra.

L’intervento stesso di esponenti politici, esterni al mondo imprenditoriale, sarebbe una iattura che colpirebbe a morte l’autonomia di un ente che ha invece il dovere morale di praticare, nell’ambito della propria competenza, scelte autonome e corrispondenti alle vere necessità della nostra economia.

Ringraziamo il Presidente De Luca per aver sbloccato lo stallo di questa vicenda convocando finalmente il Consiglio Camerale, ma lui per primo non ceda alle richieste interessate di intervento sui singoli consiglieri per favorire un candidato o un altro.

Ne va della credibilità della stessa politica, abbandonata sempre più dagli elettori e dai giovani che ormai non la riconoscono come occasione di riscatto ma solo come mero strumento di potere.

D’altra parte, seppur nella dialettica di un utile confronto, è fondamentale che resti chiara a tutti la distinzione tra la parte pubblica che dovrebbe delineare e indicare l’orizzonte e la parte privata, che dovrebbe investire e creare le condizioni migliori per uno sviluppo economico capace di creare nuova occupazione.

Piuttosto la discussione dovrebbe riguardare quel che deve provare ad essere la nuova Camera di Commercio Irpinia – Sannio, perché la stessa normativa di riferimento non definisce compiutamente i ruoli degli enti camerali nei contenuti più importanti e perché la nostra Camera avrà l’onore ma soprattutto il difficile onere di operare non su una ma su due province che, per quanto apparentemente omogenee, sono molto diverse anche per storia politica e potenzialità economiche.

Per molte di queste ragioni diversi mesi fa Cna, Coldiretti, Cia e Confindustria sottoscrissero un documento programmatico indicando i principali piani di intervento su cui agire, individuando allo stesso tempo in Piero Mastroberardino la figura che poteva rappresentare al meglio la sintesi del nostro progetto.

Per quanto ci riguarda nulla è cambiato in tal senso: anzi, la drammaticità della situazione economica che si è aggravata negli ultimi mesi avvalora ancor di più una scelta che deriva non solo dall’alto profilo morale, culturale e professionale della persona.

Tale scelta deriva anche dalla necessità di mettere in campo un esempio di imprenditorialità vincente, in grado di dare una nuova speranza alle tante imprese che tra Avellino e Benevento lottano, oggi più che mai, per resistere e continuare a dare occupazione a quasi duecentomila occupati.

Non è quindi sul terreno di vendette, ripicche personali, piccole consorterie o ambigue idee di pretestuosa territorialità che si potrà costruire un importante nuovo inizio.

Lo scenario politico ed economico che viviamo richiede quindi un coraggio e un senso di responsabilità straordinari ed è per queste ragioni che ci sentiamo di chiamare alla partita chi davvero concordi su quello che la nuova Camera non dovrà essere: non dovrà essere la “casa degli inciuci”, non dovrà essere una “dependance” della politica, non dovrà essere un luogo di spartizione, non dovrà essere un luogo dove le imprese si sentano estranee e d’impaccio alle discussioni dei “potenti”.

Se così sarà, non ci saranno vittorie personali ma si potrà da subito lavorare, con gli strumenti a disposizione e con il prestigio di un Presidente all’altezza e delle Associazioni che hanno a cuore il destino delle imprese, per salvaguardare la dignità dei nostri territori, delle nostre imprese e per contribuire a costruire una possibilità di riscatto per le persone che aspirano ad un lavoro libero e utile per le nostre comunità.

Se così non sarà, chi compirà scelte “di comodo” e di vantaggio personale se ne dovrà assumere la responsabilità di fronte all’opinione pubblica.

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