SALOTTO MUSICALE – Massimo Vietri: “Lumanera, spettacolare il concerto in verticale dal B&B La Torre”

A cura di Luis Gentile – Quando si parla di musica ad Avellino il pensiero va veloce alla Lumanera, un progetto musicale nato 22 anni fa da un gruppo di ragazzi che suonavano per strada, da lì lo studio e le piazze, sui palchi e in giro per l’irpinia. In questo appuntamento al “Salotto Musicale” del B&B La Torre abbiamo ospitato Massimo Vietri della Lumanera, gruppo pop/folk irpino tra i più longevi ancora in attività, con un seguito di tutto rispetto nella nostra provincia. L’autore dei brani più iconici del gruppo non ha esitato a raccontarsi come cittadino del mondo, pur sottolineando l’orgoglio per le sue origini. Le radici forti che lo legano alla nostra terra e alle nostre tradizioni, hanno suggerito anche il nome scelto per il gruppo in richiamo ai canonici fuochi. Fin da subito ha chiarito il ruolo duplice che la nostra terra può esercitare, da un lato diventa un trampolino di lancio per riscattarsi, dall’altro può trasformarsi in una gabbia nel momento in cui non si riesce ad allargare le proprie vedute. L’irpinia e le sue tradizioni hanno insegnato a Massimo il valore della semplicità, la forza travolgente di una terra che vive di momenti scanditi con precisione, da tradizioni che si susseguono di anno in anno senza mai perdere il proprio fascino. Allo stesso modo ha confermato come anche nella musica sia necessario dare priorità al contenuto piuttosto che alla forma. In risposta ad una nostra provocazione ha ribadito quanto conti la semplicità nella musica, la necessità di trasmettere un messaggio forte e costruire attorno una melodia che faccia da cornice. “Viviamo in una società consumistica dove tutto è intrattenimento momentaneo. Rivendicando lo spirito della Lumanera, i pezzi che ho prodotto negli anni non sono mai stati dei pezzi comodi. Ho scritto canzoni seguendo le mie emozioni e ciò che sentivo, non le etichette o le mode del momento, perché rispetto me e chi mi ascolta.Potrei essere anche io molto rassicurante con la musica- ha proseguito- seguendo le parole d’ordine e le sonorità momentanee ma non è questa la mia identità. Credo che la musica non deve essere rassicurante e quando necessario deve anche comunicare con i giusti toni dei messaggi forti”.
Nel corso di questa lunga intervista abbiamo deciso di raccontare il potere catartico della musica, quel momento intimo che si manifesta quando un artista produce un brano seguendo ciò che sente. Citando dei “giganti” della musica italiana come Lucio Battisti e Pino Daniele, per dirne alcuni, Massimo ha ribadito l’importanza di essere autentici. “Riuscire ad adattare una base musicale sulle proprie corde è una necessità indubbia – ha confermato l’artista- tuttavia non è necessario ricercare la perfezione, premia sempre più essere veri” Come si è detto anche in altre occasioni nella musica non ha senso copiare un artista dal seguito maggiore. Il successo può essere frutto di molte variabili, alcune casuali altre meno. Non deve mai mancare la necessità di raccontare una storia con lo stesso amore e trasporto avuto quando la si è vissuta. La ricetta per il successo confermiamo resta ignota a tutti ma essere autentici alla lunga premia sempre perché abbatte le barriere e rende l’artista un tutt’uno con l’ascoltatore. Incuriositi abbiamo voluto procedere domandando al nostro ospite cosa ne pensasse del modo di vivere la musica ad Avellino. Non è un mistero la tendenza della nostra comunità a vivere di momenti, di eventi che trascendono il tempo per tornare a cadenza periodica quasi immutati. Anche Massimo ha restituito l’immagine dell’Irpinia come quella di una terra che vive per mezzo di due grandi tradizioni che ne hanno plasmato l’identità e la riconoscibilità anche al di là dei nostri confini. Da un lato ci sono i tipici falò, come la Lumanera di Capocastello, dall’altro c’è la Zeza. Con una capacità unica, quasi poetica, queste due storie si contaminano a vicenda restituendo lo specchio di una comunità tanto variegata. Il nostro ospite ci ha raccontato di una manifestazione che ha organizzato per 11 anni nel centro storico detta “terrafuoco” che si apriva con il falò di San Ciro a Gennaio. Nel corso degli anni la manifestazione si è evoluta, alzando sempre più l’asticella. L’artista ha confessato come fosse orgoglioso e allo stesso tempo spinto a sperimentare aggiungendo di anno in anno momenti musicali, teatrali, artistici e ludici anche per i più piccoli. “Le storie che viviamo spesso vengono da lontano, – ha affermato – quello che oggi è una consapevolezza in realtà ha rappresentato a lungo una realtà dai contorni indefiniti. È stata portata alla luce dalla volontà, dall’amore e dai sacrifici di chi ha dedicato la sua vita o parte di essa alla causa. Personalità come il professore Armando Montefusco, Adamo Cantelmo e Andrea Massaro hanno dedicato anni prima per riscoprire e consolidare la storia della nostra città, poi per restituirla alla comunità irpina”. In chiusura del nostro incontro abbiamo voluto approfondire il progetto Schuster, decisamente più intimo e personale. “ Il progetto partiva da una esigenza – ha chiarito Massimo – dovevo comunicare una parte di me e della mia personalità che si scostava dal percorso della Lumanera. Avevo dei brani prodotti in diverse occasioni mosso dal mio vissuto e da ciò che sentivo. Erano dei pezzi molto intimi e all’inizio ero titubante sulla possibilità di trasformarli in qualcosa di concreto. Con l’aiuto di alcuni amici e musicisti molto abili assieme ad un pizzico di fortuna, che non guasta mai, ho potuto pubblicare questo disco. Abbiamo salutato il nostro ospite con il piacevole ricordo del “concerto in verticale” al B&B “La Torre”, iniziativa di un paio di anni fa quando la band si è esibita sui balconi della struttura.