SALOTTO MUSICALE: I Malamente, quando la musica popolare diventa identità e impegno

Salotto Musicale – Gazzettadellirpinia.it – B&B La Torre – A cura di Luis Gentile – Esistono storie gia scritte, destini scolpiti nella pietra, altre che nascono e si trasformano come un paesaggio dopo una tempesta. Al “Salotto musicale” del B&B La Torre abbiamo avuto il piacere di scambiare due parole con Vito Raosa dei “Malamente”. Il gruppo pop/folk irpino è nato nel 2009 quasi per scherzo, dalla volontà dei ragazzi di mettersi in gioco e improvvisare sulle note delle musiche popolari tradizionali irpine. Così, dopo una gavetta fatta di serate nei locali e nelle feste di paese, compreso il potenziale del progetto, i ragazzi hanno deciso di dedicarsi appieno alla musica popolare. Con l’aiuto del professore Virgilio Iandiorio hanno musicato una raccolta di poesie irpine nei brani del loro primo album “Abballa Bella”. Il loro ultimo pezzo “Passi Occasionali” è raccontato così dal nostro ospite: “ Attraverso la nostra musica abbiamo deciso di mantenere la leggerezza della musica popolare legata alle nostre radici mescolando ad essa la volontà di veicolare dei messaggi sinceri. La nostra fortuna è stata suonare nelle piazze, siamo nati così e abbiamo deciso che questa doveva essere la nostra identità. Nel farlo accontentiamo i gusti del nostro pubblico e cerchiamo anche di veicolare dei messaggi che vadano oltre la ballata del momento. Un esempio? In passi occasionali abbiamo voluto rimarcare la forza dei legami umani, la magia di una conoscenza all’apparenza semplice capace di lasciare comunque un segno!” Chi è avvezzo alla musica popolare conosce anche tutta una categoria di suoni tipici. Per questo motivo proseguendo con l’intervista abbiamo anche approfondito la conoscenza di alcuni suoni tipici di questo stile, chiedendo a Vito il motivo dell’utilizzo di strumenti come la fisarmonica. L’artista ha confermato come quest’ultima sia affiancata ai tamburi a cornice, alla chitarra acustica e ad altri strumenti con una molteplicità di suoni iconici della tradizione popolare. Tutto ciò risponde all’esigenza di creare la base di tutti i pezzi. A queste melodie i “Malamente” affiancano la chitarra elettrica, il basso e una serie di altre note che fuse insieme danno vita al background musicale dei loro brani. Tuttavia una musica senza un testo è come una casa vuota, per questo abbiamo scelto di approfondire anche l’aspetto strutturale di una canzone, chiedendo al nostro ospite la storia dietro la creazione del brano “ Mo basta” il più rinomato del gruppo. Abbiamo scoperto che il brano era figlio di un’esigenza precisa, amplificare la risonanza della denuncia sull’inquinamento nella valle del Sabato. Dopo la nascita del comitato “Salviamo la valle del sabato” con il dottore Mazza, il gruppo ha deciso di cogliere l’occasione per produrre una canzone che facesse da megafono per la causa. “Con quella canzone abbiamo scoperto il potere della musica – ha affermato Vito – eppure devo confessare ancora una volta che è nato tutto in modo molto spontaneo. In fondo abbiamo deciso di raccontare ciò che stava accadendo intorno a noi. Nel brano parliamo della Valle del Sabato ma il messaggio di tutela ambientale che si cela dietro non conosce confini, anzi nostro malgrado si estende molto al di là di quanto citato nel testo”. Tale risposta non a caso ci trova d’accordo e sfonda una porta aperta come si suol dire. Nel corso di questa come di altre interviste abbiamo sottolineato la necessità che accomuna ogni artista di trasmettere la propria identità nella produzione musicale. Per i “Malamente” il pilastro deve essere la spontaneità, una volontà ferrea di creare musica con una costruzione che parti dal basso, dal popolo e da ciò che si vive quotidianamente. È stato così fin dai loro inizi quando, dopo aver “fatto i compiti” e aver padroneggiato le regole della musica popolare, sono stati in grado di aggiungere la propria sfumatura ad una tela così colorata. Vito ci ha promesso che sarà così anche per il prossimo album, a cui stanno lavorando tra un concerto e l’altro.