R.A.I.D. Festivals, quattro sguardi sull’identità e sulla fragilità umana tra Avellino e Solofra

Venerdì 6 novembre allo Spazio Arena di Avellino e sabato 7 al Palazzo Ducale Orsini di Solofra quattro spettacoli con Arearea, Dancehauspiù, Ersiliadanza e Alessandro Sciarroni. La rassegna si avvia verso l’appuntamento conclusivo del 12 novembre.

Cercare un luogo da chiamare casa, riconoscersi nello sguardo dell’altro, ritrovare la capacità di meravigliarsi davanti alla bellezza della vita, confrontarsi con la propria fragilità. Il corpo diventa il luogo in cui queste domande prendono forma, si trasformano in movimento e diventano racconto. È il filo che attraversa i prossimi appuntamenti di RA.I.D. Festivals, la rassegna dedicata alla danza contemporanea che venerdì 6 novembre farà tappa allo Spazio Arena di Avellino e sabato 7 novembre al Palazzo Ducale Orsini di Solofra. Quattro lavori, firmati da Arearea, DANCEHAUSpiù, Ersiliadanza e Alessandro Sciarroni, che esplorano differenti dimensioni dell’esperienza umana, attraverso linguaggi coreografici e sensibilità artistiche diverse. Due giornate che accompagnano il festival verso il suo ultimo appuntamento, in programma il 12 novembre.
Ad aprire la serata di venerdì 6 novembre alle 20 allo Spazio Arena di Avellino sarà Homing della compagnia Arearea, con coreografia e danza di Marta Bevilacqua, musiche originali di Walter Watta Sguazzin ed elementi di scena di Ilaria Bomben. La performance prende le mosse dal fenomeno della migrazione animale per sviluppare una riflessione sul bisogno di trovare una direzione e riconoscere un luogo di appartenenza. Balene, farfalle, uccelli e pesci attraversano distanze immense per ritrovare la strada verso casa. Ma cosa accade quando questo richiamo riguarda gli esseri umani? Nella ricerca coreografica di Bevilacqua, il viaggio supera i confini geografici e diventa uno spostamento interiore: la casa non è necessariamente il luogo da cui si proviene, ma può essere una dimensione da scoprire lungo il cammino, uno spazio intimo nel quale riconoscersi.
A seguire (20.30) Coppia Umana 174x155cm di DANCEHAUSpiù, coreografia di Samuele Barbetta, interpretata da Barbara Allegrezza e Nicolò Castagni. Il titolo restituisce le misure reali dei due danzatori, ma dietro quei numeri si nasconde una domanda molto più grande: dove finisce l’individuo e dove comincia l’altro? Come i bambini che scoprono per la prima volta la propria immagine allo specchio, Barbara e Nicolò si confrontano con la consapevolezza di essere due identità distinte, due corpi separati che cercano una possibile relazione. Un’indagine sull’identità e sulla distanza, ispirata anche all’universo pittorico di Egon Schiele, artista che ha fatto del corpo e della sua rappresentazione uno strumento privilegiato per interrogare il mistero dell’esistenza.
Sabato 7 novembre il festival si sposta a Solofra, negli spazi del Palazzo Ducale Orsini. Il primo appuntamento alle 20 è con Al di sopra non c’era altro che il cielo di Ersiliadanza, creazione di e con Viola Mazzi. Al centro del lavoro c’è una condizione molto familiare: quella di vite assorbite dagli impegni, dalle preoccupazioni e dagli errori, al punto da perdere di vista ciò che conta davvero. Un velo sembra coprire gli occhi, impedendo di riconoscere la bellezza che continua a esistere intorno a noi. Ispirandosi anche alle suggestioni di Guerra e pace di Tolstoj, la coreografia si interroga sulla possibilità di liberarsi da questa cecità senza dover attendere il confronto con la morte. Può il corpo trovare da solo un nuovo equilibrio, abbandonare le costrizioni e tornare ad agire con naturalezza? È da questa tensione che nasce una ricerca sul desiderio di ritrovare uno sguardo limpido sul mondo.
Chiude la serata alle 20.30 OP. 22 N° 2, solo di Alessandro Sciarroni creato per la danzatrice Marta Ciappina, con la musica di Jean Sibelius, ispirata al poema sinfonico Il cigno di Tuonela, a sua volta legato all’epica finlandese del Kalevala. Una figura femminile attraversata da contrasti prende forma sulla scena: piume affilate, unghie limate, un’apparente forza che lascia emergere, sotto la superficie, fragilità e vulnerabilità. Nel corpo e nella presenza di Ciappina si intrecciano vigore e timore, memoria e consapevolezza, in un confronto con la morte che non rinuncia alla possibilità della felicità. Un lavoro in cui la danza si fa esperienza intima e potente, capace di trasformare la fragilità in una forma di presenza.
Dalla ricerca di una casa interiore al mistero dell’identità, dalla necessità di ritrovare uno sguardo autentico sulla vita fino al confronto con le proprie vulnerabilità: RA.I.D. Festivals prosegue così il suo percorso, affidando alla danza la possibilità di dare corpo alle domande che attraversano l’esistenza. La rassegna si concluderà il 12 novembre con l’ultimo appuntamento in cartellone.