Cottovietri torna al Cersaie: a Bologna la «Bellezza celata» della ceramica campana

Dal 21 al 25 settembre l’azienda di Cava de’ Tirreni protagonista alla 43ª edizione del Salone internazionale della ceramica per l’architettura e dell’arredobagno. Materia, manualità e progetto: dalla tradizione agli spazi contemporanei, Cottovietri a Bologna con una ceramica che rivela la bellezza nei dettagli e nelle lavorazioni.

Non è una bellezza che si concede tutta insieme. Si scopre poco alla volta, osservando una superficie, seguendo la luce, riconoscendo una variazione di colore, una piccola irregolarità, il segno lasciato dalla mano. È da questa idea che nasce «Bellezza celata», il concept scelto da Cottovietri per il Cersaie 2026, in programma a Bologna Fiere dal 21 al 25 settembre. L’azienda di Cava de’ Tirreni sarà presente al Padiglione 25, Stand B28, portando a una delle principali manifestazioni internazionali dedicate alla ceramica, all’architettura e al design una visione della materia profondamente legata alla cultura artigiana campana.
La bellezza che non si mostra tutta al primo sguardo. «Bellezza celata» nasce dalla convinzione che il valore di una ceramica non sia soltanto nell’immagine complessiva che restituisce, ma anche in ciò che emerge avvicinandosi. La superficie diventa così qualcosa da guardare, ma anche da leggere: nelle texture, nelle sfumature, nelle variazioni cromatiche, nelle imperfezioni che rendono ogni elemento diverso dall’altro. Il fatto a mano, lontano dall’idea di una produzione perfettamente identica, introduce nella materia una dimensione irripetibile. Ed è proprio lì che può nascondersi la sua bellezza più autentica.
Una filosofia che si traduce nella possibilità di progettare materiali e superfici in dialogo con lo spazio. La produzione Cottovietri è tailor made: architetti, designer e committenti possono sviluppare soluzioni personalizzate attraverso la scelta e la combinazione di materiali, colori, formati e finiture, dando vita a superfici pensate per interpretare identità progettuali differenti e inserirsi in modo armonico nei diversi contesti architettonici.
Dalla Costiera al mondo. La storia di Cottovietri affonda le proprie radici nella tradizione ceramica vietrese, ma nel tempo questa cultura produttiva ha trovato spazio in contesti sempre più prestigiosi e internazionali. Negli anni l’azienda ha realizzato superfici e soluzioni per importanti gruppi della moda, tra cui Max Mara, e per alcuni degli alberghi più prestigiosi del panorama internazionale, portando la propria ceramica in luoghi come Borgo Sant’Andrea, recentemente insignito delle tre chiavi Michelin, il Romazzino in Costa Smeralda, fino al Sinner Paris, nel cuore della capitale francese. Un percorso che racconta la capacità di una produzione artigianale profondamente legata al territorio di dialogare con l’hospitality di alta gamma, il mondo della moda e i grandi progetti internazionali.
Uno stand progettato per raccontare la materia. A interpretare fisicamente il concept sarà lo stand Cottovietri, progettato dall’architetto Daniele Della Porta, dello Studio Della Porta Ambrosino, chiamato a costruire uno spazio nel quale la ceramica possa essere osservata non soltanto come prodotto, ma come materia capace di dialogare con luce, volumi e architettura. In una possibile lettura progettuale, l’obiettivo è quello di non svelare tutto immediatamente, ma accompagnare il visitatore alla scoperta, creando punti di vista, profondità e accostamenti che permettano alle superfici di emergere progressivamente.
«L’idea è immaginare lo stand come un luogo da attraversare e non semplicemente da osservare, perché la bellezza della ceramica Cottovietri sta anche nella possibilità di scoprirla da vicino, attraverso la luce, la materia e le diverse percezioni della superficie. Il progetto dello spazio nasce quindi dall’esigenza di lasciare che siano i materiali a parlare, costruendo un’esperienza nella quale il dettaglio acquista un ruolo centrale», spiega De Caro. La bellezza, in fondo, è proprio quella che non si esaurisce nel primo sguardo: quella che invita ad avvicinarsi, a toccare, a osservare una seconda volta. È lì, tra luce e materia, che Cottovietri cerca la propria «Bellezza celata».