BRUSCIANO – Una giornata dedicata alla memoria, alle storie personali e al sacrificio di tanti italiani coinvolti nella tragedia della Seconda guerra mondiale. Il 20 settembre, in occasione della Giornata degli Internati Italiani nei campi di concentramento tedeschi, Brusciano rende omaggio ai militari che, dopo l’8 settembre 1943, furono catturati e deportati nei territori controllati dalla Germania nazista.
La ricorrenza è stata istituita con la legge n. 6 del 13 gennaio 2025 e viene celebrata ogni anno il 20 settembre. Una data che richiama la vicenda degli Internati Militari Italiani (IMI), gli oltre centinaia di migliaia di soldati italiani fatti prigionieri dai tedeschi dopo l’armistizio e destinati ai campi di internamento e al lavoro coatto.
A Brusciano, il sociologo Antonio Castaldo, con il supporto di Giuseppe Pio Di Falco per le attività sul web e la collaborazione di IESUS, Istituto Europeo di Scienze Umane e Sociali, e dell’associazione “Umanitas Viva” di Napoli, ha scelto di ricordare quella pagina di storia attraverso quattro vicende legate al territorio.
Storie differenti per destino e percorso, ma accomunate dall’esperienza drammatica vissuta negli anni della guerra.
La prima riguarda Francesco Iannelli, nato a Brusciano l’11 agosto 1922 e morto in Germania il 20 gennaio 1945. Considerato per decenni un disperso, Iannelli morì durante il lavoro forzato in una miniera di Kleinbulten, travolto da una trave. La sua famiglia aveva continuato a conservarne la fotografia nel loculo familiare del cimitero di Brusciano, pur senza poter contare sulla presenza della salma.
Nel 2012, le ricerche di Castaldo, anche attraverso i contatti con il sito “I Dimenticati di Stato” di Roberto Zamboni, permisero di individuare la sepoltura del militare nel Cimitero Militare d’Onore di Amburgo, nel Riquadro 4, Fila Z, Tomba 63.
Un’altra vicenda è quella di Carmine Crispo, nato a Cicciano nel 1922 e successivamente residente a Brusciano, dove lavorò come fotografo e pittore. Dopo la prigionia, Crispo tornò in Italia e, a distanza di 35 anni, rientrò in Germania per ripercorrere i luoghi della sua esperienza.
Era stato internato con il numero 79777 nel Lager 147 di Gevelsberg e impiegato come lavoratore coatto ad Altenvoerde. Le ricerche hanno inoltre permesso di documentare, attraverso gli archivi Arolsen, la sua permanenza dal settembre 1944 all’aprile 1945 presso la fabbrica August Bilstein di Ennepetal.
La memoria di Crispo è stata inoltre ricostruita attraverso il materiale fotografico e audiovisivo messo a disposizione dalla famiglia, in particolare dalla figlia Giuliana.
Il terzo percorso raccontato è quello di Domenico Travaglino, nato a Brusciano nel 1922. Dopo aver frequentato la Scuola Paracadutisti di Livorno tra il 1941 e il 1942, fu inviato in Africa Settentrionale. Dopo l’8 settembre 1943 riuscì a sottrarsi alla cattura e scelse di proseguire la propria esperienza militare nel fronte della Resistenza.
Operò in Abruzzo e, alla fine del 1943, rimase gravemente ferito durante un combattimento ad Ardenza Mare. L’esito delle ferite portò successivamente all’amputazione di una gamba. Dopo la guerra, Travaglino intraprese una lunga attività come funzionario pubblico.
Il quarto caso porta invece in Piemonte, dove Emanuele Esposito, nato a Brusciano il 3 gennaio 1920 e sottotenente dell’Aviazione, partecipò alla Lotta di Liberazione con il nome di battaglia “Sbarazzino”.
Il suo nome compare nelle ricerche dedicate alla presenza dei meridionali nella Resistenza piemontese. Secondo i dati richiamati dall’Istituto Storico della Resistenza di Torino, furono migliaia i partigiani arrivati in Piemonte dalle regioni del Mezzogiorno. Esposito, terminata la guerra, si stabilì a Castellammare di Stabia.
Quattro vicende che riportano la memoria dalla dimensione nazionale a quella delle comunità locali, restituendo un volto e una storia a uomini che vissero in prima persona gli eventi drammatici seguiti all’8 settembre 1943.
«Grazie ad una costante ricerca di storia sociale – sottolinea Antonio Castaldo – porto a conoscenza solo alcuni casi raccolti per preservare la memoria di quanti si sono sacrificati per la Patria, la Libertà e la Pace». Un lavoro di ricerca che, aggiunge, vuole mantenere viva la conoscenza di quei fatti e richiamare il valore della convivenza e del rispetto tra popoli e culture.
A distanza di oltre ottant’anni, il ricordo degli Internati Militari Italiani passa così anche attraverso le storie di Brusciano e dei suoi cittadini, trasformando la memoria privata delle famiglie in una testimonianza collettiva.

