Disagi dovuti a un’identità di genere indefinita e isolamento

La Biblioteca Civica “F.lli Angelo e Stefano Jacomuzzi” di Cambiano, Torino, in via Lagrange 1, lunedì 23 maggio alle ore 18, ospitaMarco Termenana (pseudonimo) autore del libro “Mio figlio. L’amore che non ho fatto in tempo a dirgli“, edito da CSA a giugno 2021.

Introduce l’Assessore alla Cultura Aurora Grassi, coadiuva l’Assessore con delega alla Biblioteca Martina Gizzi e modera Giulia Miniati. Le letture sono invece di Sara Lopiano.

Ciò si inserisce nel contesto del Salone del libro di Torino 2022 e delle iniziative cittadine del Salone OFF che si svolgeranno al di fuori della Fiera

Chi è Marco Termenana?

Con lo pseudonimo di El Grinta, sullo stesso argomento, ha già pubblicato Giuseppe”. I romanzi sono ispirati al suicidio di Giuseppe, il figlio ventunenne (il primo di tre), quando in una notte di marzo 2014 apre la finestra della sua camera, all’ottavo piano di un palazzo a Milano, e si lancia nel vuoto.

Senza mai cadere nella retorica, la storia racconta il (mal) vivere di chi si è sentito sin dall’adolescenza intrappolato nel proprio corpo: la storia di Giuseppe è infatti anche la storia di Noemi, alter ego femminile, che assume contorni definiti nella vita dei genitori solo nel momento in cui si toglie la vita.

Tragedia non solo di mancata transessualità ma anche di mortale isolamento, al secolo hikikomori, malattia consistente nella scelta di rifuggire totalmente dalla vita sociale e familiare.

Mio figlio“, in linea con il libro precedente, sta mietendo numerosi riconoscimenti nei Concorsi letterari di tutta Italia: l’ultimo (per data), il diciassettesimo, a Palermo, con “Città di Cefalù”.

Ma perché questo evento e soprattutto perché ospitare un salernitano naturalizzato milanese?

Ce lo dice l’Assessore Martina Gizzi che ha avuto l’idea:

“Ritorniamo a rivivere la nostra biblioteca attraverso eventi in presenza e lo facciamo attraverso una testimonianza che troviamo davvero importante.

L’autore. Penna brillante. Esposizione chiara ed asciutta con parole che arrivano dritte al cuore. Ho subito capito che avevo a che fare con uno spirito tormentato ma vulcanico, allenato a fronteggiare situazioni nuove e impreviste, che poteva dare molto a tutti noi, famiglie, docenti, ragazzi e, non ultimo, me stessa e non ho voluto perdere questa occasione.”

“Ho scritto questi libri solo per commemorare Giuseppe, ma se la storia gira per l’Italia e aiuta i ragazzi a capire che bisogna sempre aprirsi sui propri problemi, sono contento – afferma l’autore -. Credo poi che noi genitori non dobbiamo mai stancarci di ascoltare i figli. Non è mai il momento sbagliato per parlare delle loro criticità, qualsiasi esse siano, anche quando e se ci beffeggiano”.

Concludendo, oltre ad essere un esempio per tutti, genitori e no, su come rispondere alle avversità della vita, di fatto, la testimonianza che fa quest’uomo di un rapporto con un figlio difficile aiuta a riflettere sul proprio ruolo di genitore e di figlio e stimola anche tutti gli altri soggetti della “filiera” educativa, ognuno per il suo ruolo. Ultimo ma non per ultimo, bella e avvincente l’umanità delle “scene” con la nonna materna, visto il forte rapporto che Giuseppe aveva con lei.

In sostanza, il 23 maggio più che la presentazione di un libro, oltre a commemorare Giuseppe, è un momento di riflessione per tutti quegli adulti che mettono al centro della propria vita la famiglia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.