Ripartirà sabato 19 e domenica 20 gennaio la programmazione teatrale del 99 Posti con il quarto appuntamento in cartellone: un grande classico, la Medea di Euripide riletta dalla compagnia Areté Ensamble di Giovinazzo.

Tradotto, diretto ed interpretato da Annika Strøhm e Saba Salvemini, lo spettacolo è stato realizzato con il sostegno dello Spazio Off di Trento e ResExtensa e ripropone la tragedia di Medea con due soli attori in scena, come ai tempi dell’antica Grecia.

La vicenda si svolge a Corinto, dove Medea vive con il marito Giasone e i suoi due figli. Medea è straniera, viene dalla Colchide, ma grazie all’aiuto offerto a Giasone per recuperare il Vello d’Oro, ha avuto la possibilità di vivere per quasi dieci anni in Grecia.

La sua esistenza è però sconvolta dall’abbandono da parte di Giasone, che accetta di prendere in moglie Glauce, figlia di Creonte, re di Corinto. La vicenda si apre con la disperazione di Medea, ferita e tradita dal suo amato, verso il quale nutre desiderio di vendetta. Fingendosi rassegnata ad andarsene da Corinto, offre in dono alla figlia di Creonte un mantello pieno di veleno. La giovane donna indossa il mantello e muore in pochi minuti. Creonte cerca di soccorrerla, ma il contatto con il mantello risulta fatale anche per lui. La vicenda ha come esito una tragedia ancora più grande: Medea, non soddisfatta della propria vendetta, decide di uccidere anche i due figli, affinché Giasone possa restare completamente solo e conduce via con sè i cadaveri dei fanciulli verso la reggia di Egeo ad Atene. «Partiamo dal presupposto – spiega la regista – che un classico abbia una sua forza interna che gli garantisce la possibilità unica di varcare tempo e spazio, un’universalità di sentimenti che esprime anche la sua atemporalità. Non ci occupiamo di attualizzare il testo. Facciamo un lavoro sul linguaggio, un linguaggio diretto, al limite del quotidiano, dove anche gli improvvisi inserti del mito possono articolarsi in dialoghi perfettamente credibili. Diamo spazio alle relazioni umane ed a una messa in scena  che ripercorra la stessa essenzialità. Così che ci sia la possibilità, per lo sguardo attento, di svelare tra le maglie della realtà tutti quei piani – mitici, iniziatici, sociali…- che, da secoli, il testo offre allo spettatore. Personaggi spogliati di qualsiasi riserva mitica e la cui forza, l’epicità insomma, sta nei dubbi e nelle certezze che si mescolano senza che nessuno possa mai stabilire cosa sia bene e cosa sia male. La messa in scena di una visione, profondamente laica; visione che spingeva Euripide a immaginare creature che hanno perso molti punti di riferimento, molte certezze e che vivono dell’incostanza dei sentimenti che agitano l’anima. Non prediligiamo un punto di vista, ma restituiamo i fatti legati a molteplici interpretazioni. Una messa in scena che intende svelare la modernità di un classico e lasciare libero lo spettatore di cogliere i piani di riferimento che gli sono più affini. Uno spettacolo che pone l’accento sul lavoro dell’attore piuttosto che sugli effetti teatrali».

La Stagione del Teatro 99 Posti prosegue il 2 e 3 febbraio con il Teatro di legno di Ercolano con La parola “Madre”; il 23 e 24 febbraio è la volta dell’Officina Dinamo di Roma con “Porta chiusa” di J. P. Sartre. “La Gerusalata Liberemme” è la riduzione teatrale del “Brancaleone alla crociate” curata da Elda Martino e messa in scena con la regia di Gianni Di Nardo venerdì 8 e sabato 9 marzo.  La Stagione teatrale si termina il 22 e 23 marzo con la Compagnia dell’Eclissi di Salerno con “Il piacere dell’onestà” di Pirandello.  Fuori abbonamento, infine, “Giulietta è bionda” di Federico Frasca (12, 13 e 14 aprile).