Il  Centro Culturale Giuseppe Scola, allestito nella casa natale di Ettore Scola a Trevico, antico paese dell’alta Irpinia situato sulla cima più alta della zona, rappresenta un fiore all’occhiello per questo piccolo centro, sia per le scelte architettoniche e decorative che hanno creato un ambiente moderno e funzionale, sia per le sue potenzialità in termini di vivibilità come spazio di aggregazione e di cultura.

E’ qui che da alcuni anni si svolgono gli eventi organizzati a Trevico, che spesso richiamano anche un pubblico esterno e che godono del privilegio di una ricezione telematica che favorisce la loro circolazione. E’ il caso della seconda edizione della bella manifestazione organizzata la settimana scorsa nel giorno del compleanno di Ettore Scola, nato  il 10 maggio del 1931 a Trevico,, un evento al quale è stato dato un titolo suggestivo, ‘Il secondo ciak’, allusivo di quel mondo cinematografico all’interno del quale  il grande regista ha espresso il suo talento in una dimensione internazionale.

L’iniziativa è stata promossa dall’Associazione Irpinia Mia che ha sede a Trevico e che sostiene un programma di valorizzazione del territorio irpino, attraverso il recupero delle sue tradizioni locali, della cultura e della storia, per salvaguardare la sua identità.

Protagonisti del ‘Secondo Ciak’ sono stati due giovani irpini, che hanno scelto il cinema di Scola come argomento della loro tesi di laurea e che sono stati invitati a illustrare l’esito delle loro ricerche. La presenza di due giovanissimi, poco più che ventenni, l’interesse dei loro interventi, l’entusiasmo con cui hanno portato avanti il loro lavoro, hanno arricchito l’iniziativa di un valore aggiunto che ha reso particolarmente coinvolgente e stimolante l’incontro. Valentina Pagliarulo di Vallesaccarda laureata a Chieti e Antonio Cioffi di Mercogliano laureato a Salerno – questi i nomi dei due giovani – hanno lavorato sullo stesso film di Scola, Trevico – Torino, il treno del Fiatnam una vecchia pellicola del 1973 all’interno della quale il richiamo al paese di origine è forte, sia perché Trevico è il paese da cui proviene il protagonista, il giovane Fortunato, sia perché è da Trevico che parte  la amara esperienza di emigrante.

Un film denso di idee, che la critica recepì non senza difficoltà, per la sua struttura ‘ibrida’, intermedia tra la finzione e il documentario e per la  tematica insolita, che assume i contorni di una vera e propria denuncia sociale a favore del mondo operaio, vittima di soprusi e di ingiustizia.

Pur condividendo il riferimento allo stesso film, di fatto le due tesi hanno affrontato la tematica sotto prospettive diverse e in qualche modo complementari. La ricerca di Valentina Pagliarulo approfondisce la componente ideologica del film, inquadrandolo come un film militante che veicola precise idee e un credo politico forte, che, all’uscita del film, determinò giudizi contrastanti da parte della critica. La tesi di Antonio Cioffi si muove invece in un orizzonte più ampio in quanto analizza la tematica dell’emigrazione all’interno della produzione cinematografica di Scola, affiancando a Trevico-Torino altri film in cui emerge questa problematica e stabilendo significativi paralleli.

In definitiva, Trevico ha ricordato Ettore Scola nel giorno del suo compleanno ospitando un incontro di ottimo livello,  che è stato moderato con grande professionalità da Paolo Speranza, uno storico del cinema che ha costruito un interessante tessuto connettivo tra le due ricerche.

A lui, affiancato dal designer Walter Giovanniello,  l’Associazione Irpinia Mia ha affidato anche l’allestimento di una mostra di materiale cinematografico relativa alla produzione di Ettore Scola, che sarà sistemata presso lo stesso  Centro Culturale Giuseppe Scola a Trevico e che sarà visibile dalla metà di luglio alla metà di settembre.