Spesso si pensa al movimento e alla musica come fossero due entità separate, ma ricerche e studi nazionali e internazionali dimostrano l’esatto contrario. La musica rappresenta una fonte di piacere perché è essa stessa uno stato emotivo il cui correlato motorio è creato dal soggetto, e non presenta nessun impedimento alla sua realizzazione. Le emozioni collegate alla musica sono diverse: dalla gioia alla malinconia con molteplici sfumature di colori e si traducono in un ventaglio infinito di movimenti.
La musica e il movimento appaiono come due realtà strettamente collegate in quanto senza movimento non si producono suoni a cominciare dal movimento delle corde vocali e dalla percezione sonora che induce una reazione motoria. Anche il battito cardiaco ha un suono! Va da sé che il movimento include anche componenti ritmiche come ad esempio il passo, la corsa.
Focalizzandoci sul rapporto tra psicomotricità e musica in età evolutiva, è importante sottolineare come i due elementi siano collegati nelle attività da proporre ai bambini a vantaggio ora dell’una ora dell’altra: le attività di libera interpretazione ritmico – motoria facilitano lo sviluppo del senso ritmico spontaneo; infatti i giochi e le esperienze di improvvisazione gestuale-motoria traggono vantaggio se organizzate in modo ritmato e/o sostenute da brani con cadenze ritmiche precise.
Non bisogna dimenticare inoltre che il bambino che sperimenta il magico connubio tra psicomotricità e musica avrà un feedback di arricchimento emotivo, relazionale e di esperienze cinestesiche senza eguali e precedenti. Questa diade può inoltre fungere da facilitatore per la relazione educativa, favorendo la scoperta della realtà fisica, delle emozioni e della condivisione. Insieme ad altre forme espressive, gioca un ruolo importante la comunicazione non verbale che sfrutta le proprietà espressive e cinestesiche indotte dall’ascolto musicale e dalle sue caratteristiche di altezza, intensità, durata e velocità. Dunque l’elemento sonoro-musicale, in quanto tale, nel suo essere linguaggio ricco di implicazioni sensoriali e percettive, ha in sé la potenzialità di favorire uno spazio di scambio e di partecipazione, all’interno del quale nasce e si sviluppa una comunicazione condivisa attraverso movimenti di sintonizzazione che sono alla base della relazione intersoggettiva.

OBIETTIVI
L’ascolto è e deve essere posto al centro di ogni processo conoscitivo. Senza ascolto reciproco si creano interferenze in una comunicazione, dove spesso l’adulto prevarica e si sovrappone al bambino, dandogli consegne, correggendolo, evitandogli di sperimentare strategie proprie per risolvere i piccoli/grandi “problemi” che in contra sul suo cammino. Se l’ascolto attento permette al bambino di esprimersi liberamente, acquisendo sempre maggiore fiducia in se stesso. Ma affinché il bambino ascolto, è necessario che sia l’adulto ad ascoltarlo per primo;
La nostra cultura ha progressivamente creato una dicotomia tra il “sapere” legato al corpo (quello cioè senso-motorio) e alla creatività originale di ogni bambino e il “sapere” scolastico legato all’apprendimento di nozioni astratte come a scrittura, la lettura, il calcolo… Sarebbe bello poter pensare a queste due caratteristiche del “sapere” non più come una dicotomia, ma come due volti di una stessa medaglia che contribuiscano, seppur in modo diverso, ad uno spazio dove poter sperimentare e ascoltare i tempi del bambino.
L’infanzia è il periodo per eccellenza della scoperta, della fantasia, del gioco libero: spesso viene sovraffollata di richieste e proposte con cui riempire il tempo senza concedere un tempo pieno di “vuoto”, di “spazio” fondamentale al bambino per elaborare vissuti ed emozioni che gli permetteranno di creare progressivamente il proprio pensiero e la propria personalità.
Nonostante la necessità di vivere ed apprendere in modo accelerato e l’iper stimolazione necessaria per mantenere una buona performance, non dobbiamo dimenticarci che i bambini hanno bisogno di uno spazio dove sperimentare la lentezza, per non bruciare le tappe e per non perdere il gusto di una realtà che si sveli loro poco alla volta e in maniera rispettoso della loro capacità di comprenderla.
Per l’adulto è più facile “trattenere” il bambino che “lasciarlo andare”: lasciare andare implica coraggio e fiducia nelle capacità naturali del bambino, implica saper guardare e attendere prima di intervenire, essere presenti ma non invadenti, saper stare in silenzio perché il bambino non comprende le parole ma gesti carichi affettivamente, non entra nel merito del contenuto ma sa attribuire un immediato valore al tono della voce e alla prosodia che l’accompagna.
Noi adulti dobbiamo imparare a non temere l’errore, affrancandoci dal bisogno di correggere continuamente. Piuttosto dovremmo riflettere sul nostro ruolo, concedendo al bambino uno spazio dove il tentativo, l’errore, il conflitto, siano la strada maestra della sua crescita e della sua conoscenza di sé e del mondo che lo circonda. A noi il compito di essere “specchio” che riflette le conquiste, che incoraggia e valorizza l’unicità di ognuno, che accoglie le molteplicità delle intelligenze.
La psicomotricità accoglie e promuove questo tipo di cultura dell’infanzia dove il bambino non è spezzettato ma integro nella sua unità mente e corpo. Riconosce il corpo come la base di ogni apprendimento e il movimento come esperienza fondamentale nella costruzione dell’identità.
La psicomotricità accoglie e promuove questo tipo di cultura dell’infanzia dove il bambino non è spezzettato ma integro nella sua unità di mente e corpo. Riconosce il corpo come la base di ogni apprendimento e il movimento come esperienza fondamentale nella costruzione dell’identità.
Musica, musica è l’arte del bello, bello nel senso di espressione della sostanza di cui siamo fatti. I professionisti che hanno a che fare con la diffusione dell’apprendimento e della cultura musicale che hanno a che fare con l’età evolutiva hanno la capacità di far trapelare la passione, la dedizione, lo sforzo che li lega alla musica. Questo può suscitare nel bambino una forte curiosità nei confronti del mondo musicale e l’interesse nei bambini è il motore per la crescita e per la scoperta, parti fondanti del sapere e dell’apprendimento. Dare gli strumenti sin dalla prima infanzia per poter sviluppare da adulti una sensibilità musicale è una ricchezza imprescindibile.
Musica è relazione. Musica vuole anche dire “mettersi in relazione con”, perché qualunque suono emesso, di qualunque entità, implica il contatto con l’altro. Questo obiettivo verrà raggiunto attraverso la ricerca di una propria identità Sonora e attraverso la condivisione della propria identità sonora con l’altro.
Musica come comunicazione non verbale: il canale in cui agisce la musica è sicuramente quello del non verbale, e verrà sperimentato tramite la ricerca di mettersi in relazione attraverso il dialogo sonoro e alla sensibilizzazione alla comprensione della gestualità, mimica e prossemica.
Sperimentazione cinestesica della musica: la musica, vissuta attraverso il proprio corpo e tradotta nel movimento, fa sì che i bambini possano investire anche a livello motorio, elicitando diverse sovrastrutture, fra cui l’organizzazione spazio-temporale, lo schema corporeo, la ritmicità, la coordinazione, la motilità fine. Le attività proposte per il raggiungimento di questo obiettivo sono: – Sensibilizzazione dell’ascolto musicale legato al proprio movimento e alla posizione dei suoni nello spazio; – Discriminazione di alcuni comandi musicali ciascuno dei quali abbinato ad un determinato movimento: I bambini impareranno a riconoscerli e a muoversi adeguatamente senza il comando vocale; – Approccio al concetto di ritmo, pulsazione ritmica costante e variazioni ritmiche (accelerando, rallentando).
Angela Ruggiero , Esperto in A.F.A (Attività Fisica Adattata),
Presidente Associazione Culturale Irpinia Art Music Academy,
Vocal Coach e E.M.T Estill Voice Training, Mental Coach,
Esperto in Musicoterapia,
Master Practitioner, Life Coach Professionista,
Coach Giusto perso per Sempre. Socio UsAcli