Nella giornata di ieri si è svolta la manifestazione indetta dalla “Coalizione Art. 9 – Per salvare il paesaggio” ,al fine di porre all’attenzione la problematica relativa alla tutela del paesaggio italiano dal fotovoltaico e dall’eolico selvaggio. Le sedici associazioni partecipanti, riunite in coordinamento, si battono affinché l’attacco ai beni paesaggistici, il consumo indiscriminato di suolo, il depauperamento della biodiversità e delle economie locali non trovino appigli nell’attività legislativa del Parlamento, nonché negli interventi amministrativi, a livello sia nazionale che locale.

Nel frattempo, si è rivelato proficuo e stimolante l’incontro che ho tenuto nella mattinata di oggi con i rappresentanti dell’ANEV, l’Associazione Nazionale Energia del Vento, che vede riuniti circa 90 aziende che operano nel settore eolico e oltre 5.000 soggetti, tra cui produttori e operatori di energia elettrica e di tecnologia, impiantisti, progettisti, studi ingegneristici e ambientali, trader elettrici e sviluppatori.

Nel corso della conferenza ci si è soffermati, in particolare, sulle problematicità rilevate nell’articolo 32 del D.L. “Semplificazioni”, il quale definisce come non sostanziali e sottoposti a semplice comunicazione relativa all’attività edilizia libera gli interventi da realizzare sui progetti e sugli impianti eolici, nonché sulle relative opere connesse, che, a prescindere dalla potenza nominale risultante dalle modifiche, vengono realizzati nello stesso sito dell’impianto eolico e che comportano una riduzione ritenuta  “minima” del numero  degli  aerogeneratori  rispetto  a  quelli  già esistenti o autorizzati, definendo la modalità di calcolo dell’altezza massima dei nuovi aerogeneratori. 

Ebbene, nel caso degli impianti eolici non viene richiamata l’applicazione delle procedure di VIA/VAS e si definiscono come non sostanziali le modifiche che incidono sullo stato dei luoghi, sulle dimensioni dell’impianto, anche in altezza, e sui relativi impatti ambientali, senza che sia apprezzabile il potenziale vantaggio sotto il profilo della riduzione del numero degli aerogeneratori. 

Tutto ciò può costituire un ulteriore rischio per la tutela ambientale, agricola e paesaggistica, ed addirittura un incentivo alla desertificazione economica e sociale dei luoghi interessati. Infatti, senza stabilire criteri certi per quanto riguarda le distanze tra gli impianti eolici, nonché tra questi e le abitazioni, si va ad intaccare l’abitabilità dei luoghi, spesso a vocazione agricola, favorendo spopolamento e abbandono dei terreni. Fenomeni, che, del resto, sono antitetici agli obiettivi di incentivo socio-economico alle aree interne, tracciati e rimarcati dallo stesso PNRR.

Negli ultimi giorni, comunque, sta diventando sempre più urgente la questione relativa a due campi eolici da realizzare in territorio di Ariano Irpino, in località Camporeale e Difesa Grande.

Trattasi di parchi eolici che andrebbero ad inficiare pesantemente non solo sulle caratteristiche ambientali-paesaggistiche, ma anche sulla vocazione economica-produttiva delle aree interessate, da sempre a carattere agricolo-pastorale. Tale considerazione non implica una contrarietà all’energia eolica: anzi, ritengo che tale fonte rinnovabile possa essere una notevole opportunità di benefici per le comunità se sfruttata in maniera disciplinata e rispettosa dei territori e delle popolazioni.

In particolare, per quanto riguarda il parco eolico in località Difesa Grande, esso dovrebbe essere ospitato in un’area sottoposta a vincolo archeologico del Mibact dal 1995, nonché pressoché coincidente con l’antico tratturo Pescasseroli-Candela.

Si tratterebbe di far installare, sulla base di una variante di progetto, pale eoliche alte complessivamente circa 250 metri su un altopiano posto a circa 700 metri di altitudine: considerando che la città di Ariano Irpino sorge a circa 800 metri di altezza, si assisterebbe allo scempio di pale eoliche che andrebbero non solo a raggiungere, ma anche a superare l’altitudine del Tricolle!

Tutto ciò non soltanto costituisce un ulteriore rischio per la tutela ambientale, agricola e paesaggistica di una delle zone più belle dell’arianese, già martoriata dalla presenza di una discarica, ma è un vero e proprio incentivo alla desertificazione economica e sociale dei luoghi interessati. Infatti, attraverso il cosiddetto “effetto selva” si va ad intaccare l’abitabilità dei luoghi, favorendo lo spopolamento e l’abbandono dei terreni agricoli. Senza considerare l’impatto sul benessere degli abitanti del posto: il benessere umano non è compatibile con l’eolico selvaggio.

Per questi motivi, è indispensabile che consiglio ed amministrazione comunale di Ariano mettano in atto iniziative finalizzate non solo a verificare la regolarità dell’insediamento dei campi eolici sul territorio, ma anche a tutelare concretamente il benessere degli abitanti, il bene paesaggistico, la vocazione agricola e pastorale dei luoghi interessati, nonché i beni di natura storico-archeologica. Si inizi, ad esempio, a coinvolgere le amministrazioni dei Comuni confinanti interessanti, come Villanova del Battista, Zungoli, Monteleone di Puglia e Savignano Irpino, magari convocando sul tema consigli comunali allargati ed esprimendo una linea comune per la difesa dei nostri territori.