AVELLINO – Si terrà domani, presso la scuola Dante Alighieri ad Avellino, alle ore 10, la presentazione del libro di  Antonino Caponnetto “Io non tacerò. La lunga battaglia per la giustizia”. All’importante incontro con gli studenti  parteciperà anche l’Aiga Avellino, il cui presidente, l’Avvocato Walter Mauriello terrà una relazione sul concetto della legalità e sul significato della giustizia. Nel libro sono raccolti gli ultimi dieci anni di vita del magistrato, dall’uccisione dei suoi “figli, fratelli, amici”, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, fino al 2002. Caponnetto smentisce l’idea secondo cui vi sia un’età per andare in pensione dall’impegno civile. Ha attraversato il nostro Paese in maniera capillare e ragionata. In mille scuole e in cento piazze ha insegnato la Costituzione italiana, l’etica della responsabilità, ha parlato di educazione alla legalità, di solidarietà, di pace, di diritti, ha raccontato un’idea di informazione libera e di giustizia possibile. “La nostra società ha bisogno di aiuto anche per digerire la tematica della giustizia – ha dichiarato Mauriello-. Non bisogna mai stancarsi di sensibilizzare ogni ambiente sul concetto di legalità. Il futuro sarà un po’ meno fosco se tutte le istituzioni e gli ordini professionali concretizzano un patto di onestà e trasparenza. L’aiga continua, anche su questo aspetto, la sua opera sul territorio a vantaggio della informazione e a dire il vero i risultati non mancano. Stiamo cercando con l’impegno dei giovani professionisti di diffondere il “verbo” del diritto e stiamo anche comprendendo che forse su queste tematiche si danno molte cose per scontato. L’occasione della presentazione del libro del dott. Caponnetto entra nella logica del trasformismo positivo ovvero della caparbietà di guardare al domani non demoralizzati ma con la consapevolezza che per ottenere dei risultati concreti bisogna puntare sul lavoro quotidiano e non sui meri proclami politici”. Antonio Caponnetto, è stato in magistratura dal 1954. La sua carriera ebbe una svolta nel 1983 quando chiese e ottenne il trasferimento a Palermo, dopo l’uccisione del giudice Rocco Chinnici. Capo dell’Ufficio istruzione di Palermo, costituì il pool antimafia con Falcone e Borsellino, e istruì il primo grande processo contro Cosa nostra. Concluse la sua carriera nel 1990 con il titolo onorifico di presidente aggiunto della Corte suprema di Cassazione, ma le stragi del 1992 lo restituirono al Paese come testimone della lotta per la legalità. Nel 1993 l’impegno politico e civile lo portò anche a essere il candidato più votato alle elezioni amministrative di Palermo, dove divenne per un breve periodo presidente del consiglio comunale. Scrisse, insieme a Saverio Lodato, I miei giorni a Palermo (Garzanti, 1992). Dopo la sua morte la moglie Elisabetta ha fatto nascere nel giugno 2003 la Fondazione Antonino Caponnetto. Gli sono state recentemente intitolate la nuova mensa del Polo delle Scienze Sociali dell’Università degli Studi di Firenze ed il refettorio oltre a numerose strade e piazze in tutta Italia.  «Rifiutate i compromessi. Siate intransigenti sui valori. Convincete chi sbaglia. Rifiutate il metodo del “saperci fare”, questo vezzo italiano della furbizia. Non chiedete mai favori o raccomandazioni. La Costituzione e le leggi vi accordano dei diritti, sappia teli esigere. Chiedeteli, esigeteli con fermezza, con dignità, senza piegare la schiena, senza abbassarvi al più forte, al più potente, al politico di turno. Dovete esigerli! Questo è un imperativo che deve sorreggere tutta la vostra vita. Abbiate sempre rispetto della vostra dignità e difendetela. E votate in modo consapevole, quando sarà il vostro momento. Votate in modo consapevole, non per ottenerne dei vantaggi, e tanto meno per fare dei favori o per ricambiare dei favori». Antonino Caponnetto