Lietamente nell’aria di settembre più sibili che grido

Lontanissima una sirena di fabbrica.

È voce degli altri, operai, nella fase calante

Stravolta in un rancore che minaccia abbuiandosi,

di sordo malumore che s’inquieta ogni giorno

e ogni giorno è quietato, fino a quando?

E conta più della speranza l’ira

E più dell’ira la chiarezza. (Vittorio Sereni – Una visita in fabbrica)

 

Un futuro al limite della povertà, un lavoro che non c’è più, l’ingresso dell’inverno nell’anima, la voglia di non mollare a volte bastano per dare alla vita una direzione del tutto inaspettata, costringono a rivedere tutto quanto da capo e ad esclamare “La vita nun la tieni cchiù”. Una frase questa pessimista e triste ma che allo stesso tempo porta con se la ferma intenzione di opporre bellezza e solidarietà a un destino tutto da costruire.

E proprio questo destino che i lavoratori dell’Irisbus si sono inaspettatamente trovati a ripensare aiutati dai rappresentanti di 19 associazioni, circoli e organizzatori di Avellino e provincia, uniti nella volontà di non mollare, nella volontà di scavare sempre più a fondo della loro condizione per comprendere il senso delle loro esistenze stravolte. Solo attraverso la chiarezza, l’essere consapevoli, è possibile spezzare quel nodo di ira e far spazio alla speranza.

Il loro è stato un viaggio iniziato il 7 dicembre quando, sfilando per le vie del Corso, si riunirono presso il Circolo della stampa per iniziare quel racconto fatto di silenzi, un silenzio necessario per far arrivare a destinazione qualcosa di più nitido e inequivocabile della parola ovvero la dignità. La seconda tappa si è tenuta il 14 dicembre presso la Camera di Commercio di Avellino dove gli operai hanno assistito alla proiezione del film “I lunedì del Sole”, un racconto di Ferdinando Leòn de Aranoa sulle ripercussioni sociali della crisi del settore industriale nel Nord della Spagna e che ha avuto lo scopo di intrecciare la narrazione filmica alle storie di vita vissuta, un intreccio di umanità capace di comunicare le difficoltà ed il coraggio di questi operai.

Ma la tappa più importante sarà quella di domani 22 dicembre quando, in concomitanza con l’anniversario della chiusura della fabbrica avvenuta un anno fa, la comunità costituita dagli operai dell’Irisbus si ritroverà davanti il Circolo della stampa e camminerà verso il Carcere Borbonico in silenzio affinché al rumore ed alle parole di convenienza si possa contrapporre e costruire un luogo dell’ascolto e dell’incontro, il luogo della condivisione di un viaggio sinonimo di cambiamento, metafora di vita che restituisce sempre a chi lo intraprende un io maturato, migliorato, risolto.