È spinosa la questione sanità in Campania scene incommentabili, sotto gli occhi di cittadini e operatori sanitari. Pazienti impossibilitati alle cure primarie. L’utenza non si ammala solo di Covid, purtroppo.
Le malattie non vanno in vacanza e certe urgenze vanno accolte in ambienti accoglienti, professionali e attenti alla persona che porta con sé, paura, dolori e disperazione.
Medici e sanitari oberrati di lavoro sembrano macchine da guerra, incollati agli schermi del pc, ad incasellare nomi che non trovano posto nell’immediato e le liste si allungano come molle tese al massimo, si rischia di arrivare troppo tardi.
Nell’accesso alle cure gli animi si accendono è inevitabile, per dimostrare la malattia si spogliano, si urla, si implora. Gli occhi non s’incontrano, le parole fanno fatica ad arrivare alle orecchie dell’interlocutore, le risposte sono confuse e il più delle volte si è costretti a rimandare via le persone.
Non si può tollerare di più, si è stanchi di un oggi che diventa domani indefinito e decontestualizzato.
Inutile schierarsi dall’una e dall’altra l’organizzazione è saltata, mancano figure di contatto. L’accesso ai servizi è dettato da priorità univoche.
Nel caos più totale non c’è umanità, né pazienza e né ordine. La confusione vige sovrana. “Quel torni domani” è sofferenza, è angoscia per tutti.
La reazione si fa violenza, si fa scena.
Non so fino a quando resisteranno i nostri super eroi, é più facile morire che vivere.
Figlia del nostro tempo ignoranza e inadeguatezza di mezzi e di uomini.
Inutile piangersi addosso occorre sistema, unità e competenze, per superare gli ostacoli e i limiti.
La salute prima di tutto.
Siamo esausti!
Dopo le domande, ci sono le risposte che non posso tardare sul piano organizzativo ed umano. Si attivino servizi ad hoc e si potenzi il personale, basta chiacchiere. Si rischia una situazione fuori controllo.
Maria Ronca