“L’ottavo angelo” di Gerardo A. Russo approda a Montoro: storia, mistero e memoria nella Solofra del Seicento

Venerdì 23 ottobre, alle ore 19, il romanzo sarà presentato alla Biblioteca comunale “Galiani-Ricciardelli” di Torchiati. A dialogare con l’autore il giornalista Lello Venezia, già caporedattore de Il Mattino.

L’ottavo angelo continua a suscitare interesse tra i lettori di Solofra e non solo. Dopo i riscontri positivi ottenuti nei mesi scorsi, il romanzo del professor Gerardo A. Russo torna al centro di un nuovo appuntamento culturale, in programma venerdì 23 ottobre, alle ore 19, presso la Biblioteca comunale “Galiani-Ricciardelli” di Montoro, nella frazione di Torchiati.

A introdurre il talk con l’autore sarà Lello Venezia, giornalista e già caporedattore de Il Mattino, che accompagnerà il pubblico alla scoperta di un’opera capace di intrecciare ricerca storica, immaginazione narrativa e suggestioni metafisiche.

Il romanzo nasce da un approfondito studio della realtà solofrana del Seicento e si sviluppa lungo il confine tra storia e finzione. Un equilibrio nel quale l’immaginazione non rappresenta un semplice espediente letterario, ma diventa uno strumento per dare voce a ciò che i documenti d’archivio non sempre riescono a raccontare, restituendo al lettore un’immagine più viva e articolata di un secolo ricco di contrasti, spiritualità e fermenti artistici.

La narrazione scorre con ritmo, sostenuta da descrizioni accurate e dialoghi che rendono accessibile anche il contesto storico più complesso. L’ottavo angelo non è un saggio storico travestito da romanzo, ma una storia avvincente, in alcuni passaggi persino divertente, nella quale la ricostruzione del passato si accompagna al gusto per il mistero e per gli sviluppi rocamboleschi della trama.

A emergere è soprattutto lo spirito del tempo, ricostruito attraverso l’interazione tra personaggi d’invenzione e figure realmente esistite. Tra queste compaiono il primicerio Grimaldi, il sindaco, il medico, il pittore Francesco Guarini e i viceré, delineati con attenzione e inseriti in un contesto narrativo nel quale la dimensione storica convive con una costante tensione simbolica.

Il vero protagonista della vicenda è però Nicolò Brina, un cavaliere inquieto inviato da Napoli a indagare sul pittore Francesco Guarini e su una sua opera, I sette arcangeli. Da questo incarico prende forma una storia che conduce il lettore tra intrighi, interrogativi e atmosfere nelle quali la realtà visibile sembra continuamente aprirsi a significati più profondi.

Uno degli aspetti più affascinanti del libro è il rapporto con i luoghi. Per un lettore solofrano, ritrovare tra le pagine gli spazi della propria quotidianità significa guardare la città attraverso una prospettiva nuova, scoprendone le stratificazioni storiche e le suggestioni nascoste.

La Collegiata di San Michele Arcangelo, con il transetto dipinto dal Guarini, il palazzo Orsini, oggi sede del Municipio, e la chiesa di Sant’Andrea Apostolo, dove nacque il pittore, diventano così presenze narrative che restituiscono al territorio un ruolo centrale. Non semplici sfondi, dunque, ma luoghi della memoria, capaci di collegare il passato al presente e di trasformare la lettura in un’esperienza di riscoperta identitaria.

A confermare l’interesse suscitato dal romanzo è arrivato, fin dalla sua uscita nell’aprile scorso, anche l’apprezzamento del noto scrittore statunitense Glenn Cooper, che sui social ha rivolto a Russo un significativo attestato di stima. «Leggete questo nuovo libro di Gerardo Russo, lo ha scritto come atto d’amore nei confronti della sua città»: questo il messaggio condiviso su Facebook, che sottolinea il legame profondo tra l’opera e il territorio che l’ha ispirata.

Un riconoscimento che mette in evidenza una delle chiavi di lettura del romanzo: l’amore per la propria città come impulso alla ricerca, alla narrazione e alla conservazione della memoria collettiva.

Gerardo A. Russo, del resto, è un autore e artista poliedrico. Accanto alla scrittura, coltiva con particolare intensità la pittura e il disegno, presentando le proprie opere in diverse rassegne regionali. La sua produzione attraversa romanzi, saggi, reading letterari e intermezzi poetici, componendo un percorso nel quale linguaggi diversi dialogano tra loro e contribuiscono a esplorare le molteplici forme dell’esperienza umana.

Nelle sue opere ricorrono temi come la memoria, il rapporto tra storia e identità, il mistero e la capacità dell’arte di cogliere ciò che spesso sfugge allo sguardo quotidiano. Una ricerca che in L’ottavo angelo trova una sintesi particolarmente efficace, facendo della Solofra seicentesca il teatro di una vicenda in cui documentazione storica e invenzione si sostengono reciprocamente.

La presentazione di Montoro sarà dunque un’occasione per approfondire la genesi del romanzo, il lavoro di ricerca che lo ha accompagnato e il rapporto tra i personaggi della narrazione e la storia del territorio. Un incontro che si rivolge non soltanto agli appassionati di narrativa storica, ma anche a quanti desiderano riscoprire le radici culturali dell’Irpinia attraverso la letteratura.

Perché, in fondo, la domanda che attraversa la scrittura di Russo è sempre la stessa: come si custodisce la memoria? E, soprattutto, che cosa riesce a vedere l’arte là dove lo sguardo comune non arriva?