Oltre venti eventi, 14 premiati, un dibattito collettivo sulla filiera dal chicco alla tazzina che si è trasformato in una festa del caffè e una sua celebrazione.
NAPOLI – Si è chiusa con oltre 3000 presenze, doppiando le 1.500 della prima edizione, la seconda edizione dell’International Coffee Forum, che l’1 e il 2 ottobre ha portato tra i massimi esponenti e interpreti della filiera del caffè italiano al Palazzo dell’Immacolatella Vecchia, iconica location sul Molo Angioino nel porto di Napoli.
Oltre venti gli appuntamenti nell’intensa due giorni (che quest’anno coincide con la Giornata Internazionale del Caffè) tra panel, showcase, masterclass, presentazioni di libri e spettacoli. Il tutto si è svolto con il patrocinio del Comune di Napoli e dell’Università degli studi di Napoli Federico II e con l’ospitalità dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centrale. La giornata conclusiva è stata segnata dal congedo della madrina María Ysabel Balbuena. La fondatrice e presidente di ADOMUCA, l’associazione che nella Repubblica Dominicana ha portato le coltivatrici di caffè alla proprietà della terra, al reddito e alla partecipazione alle decisioni, ha tenuto una lezione agli studenti delle scuole del territorio e ha avuto modo di condividere la sua storia. Applaudita a lungo dai giovani studenti napoletani, prima di ripartire, ha firmato la bandiera dominicana che ha donato alla manifestazione. Il giorno precedente aveva tagliato il nastro del Forum e ricevuto l’Award speciale «per il ruolo svolto nella valorizzazione e nella promozione delle donne lungo tutta la filiera del caffè».
Nei sei panel congressuali, moderati dal direttore di Horeca News Fabio Russo, oltre ventiquattro relatori si sono confrontati su export e mercati globali, sul bar come luogo di relazione con il pubblico, su qualità e certificazione, sul consumo domestico, sugli effetti del caffè sulla salute e sulla sostenibilità della filiera. Al tavolo, tra gli altri, Enrico Vergnano, Mario Rubino di Kimbo, Andrea Zocchi di Caffitaly, Nicola Mastromartino di Caffè Motta e Ciro Lollo di Lollo Caffè. Alessandro Borea, presidente dell’Istituto Espresso Italiano, ha presentato il report “Il Bar Ideale”, secondo cui oltre la metà degli italiani consuma caffè al bar due o tre volte a settimana e il 58% sceglie il banco. Il programma ha alternato ai panel altri tre filoni. Quello tecnico ha portato gli showcase “L’Italia in un caffè” dello storico del caffè Guglielmo Campajola e del noto performer Gianni Cocco, che hanno reinterpretato otto caffè di altrettante città italiane, e le cinque masterclass della campionessa mondiale di Latte Art Carmen Clemente, di cui una ‘regalata’ a sorpresa agli studenti accorsi al secondo giorno di manifestazione. Quello editoriale ha proposto i volumi “Dietro al banco: il metodo Gianni Cocco” e “Liberi di diventare” di Mauro Cipolla e Igles Corelli con il contributo del dottor Mauro Mario Mariani. Lo spettacolo, infine, è andato dall’omaggio a Pino Daniele a cinquant’anni da “‘Na tazzulella ‘e cafè”, affidato a Stani Roggiero e ai Bottari della Cantica Popolare, al tango al tramonto di “El último café” su coreografia di Francesco Somma, fino al Café Chantant portato ai giorni nostri tra blues, soul e jazz in una tazza grazie ad Antonio Carluccio, e alla lettura dei fondi di caffè proposta da Maurizio Caso Panza.
Quattordici gli ICF Award 2026, consegnati tra la conferenza stampa di presentazione e la serata finale. Oltre a María Ysabel Balbuena, sono stati premiati il Gran Caffè Gambrinus, Caffè Moreno alla memoria del fondatore Ferdinando Percuoco, Michele Pepe di Cilentum Dessert per il “PanCaffè”, Lollo Caffè e Caffè Motta nei rispettivi venticinquennali, Brita per i sessant’anni, Cronache di Napoli / Cronache di Caserta per i trent’anni di giornalismo, Caffitaly, Mario Rubino per Caffè Kimbo, Eliseo Cuccaro per aver accolto il Forum nel porto di Napoli, Stani Roggiero e i Bottari della Cantica Popolare, Francesco Somma e il CEO di Caffè Toraldo Marco Simonetti.
Nel lasso di tempo in cui si è svolto il Forum, si sono consumate 141.617.584 tazzine di caffè in Italia e 5.666.661.779 nel mondo. Questi i numeri su cui si è fermata l’installazione multimediale Coffee ‘n Time! Ideata da Big Mama con AdHub Media.
«Il risultato che più ci rende orgogliosi è aver trasformato Napoli in un’agorà del caffè e che per due giorni l’intera filiera si è seduta allo stesso tavolo. Chi coltiva in America Latina, chi tosta ed esporta, chi progetta le macchine, chi forma i baristi e chi la tazzina la serve ogni mattina si è confrontato su mercati, qualità, salute e sostenibilità. È la funzione che vogliamo dare al Forum: un luogo da cui le imprese del caffè guardano ai mercati internazionali partendo da Napoli, la città che del caffè ha fatto un tratto della propria identità», ha commentato Casimiro Lieto, patron dell’iniziativa. Poi il pensiero alla madrina: «Mi porto via l’immagine di María Ysabel Balbuena davanti ai ragazzi delle nostre scuole, a cui ha portato la testimonianza delle coltivatrici che per decenni hanno lavorato il caffè senza possedere la terra né avere voce, e che oggi guidano cooperative. La sua firma sulla bandiera dominicana, che da oggi appartiene alla storia del Forum, unisce le piantagioni dei Caraibi a questo porto, da cui il caffè arrivava a Napoli. Qui il caffè è tornato a essere una festa, e insieme un’occasione di conoscenza».
«Crediamo che la conoscenza sia il primo passo per dare valore al caffè», rimarca Roberto Nocera, dg de La San Marco (main partner dell’evento) e presidente UCIMAC (Unione Costruttori Italiani Macchine del Caffè). «Conoscere il caffè significa non considerarlo semplicemente una bevanda: significa scegliere con maggiore consapevolezza il caffè che beviamo. Un caffè che deve essere buono, sicuramente, ma anche ‘pulito’. Declinando questo concetto nel nostro settore, quello delle macchine da caffè, per noi un caffè pulito significa sostenibilità lungo l’intero ciclo di vita della macchina: nella progettazione, nella costruzione, nell’utilizzo e nella gestione a fine vita. Questa è la visione che vogliamo portare avanti insieme al Forum: qualità in tazza, innovazione e responsabilità in tutto ciò che rende possibile quella tazza di caffè».
«Abbiamo partecipato al Forum perché il caffè napoletano ha bisogno di luoghi in cui la filiera possa dialogare: dal produttore al torrefattore, da chi progetta le macchine a chi forma i baristi», aggiunge Marco Simonetti, ad di Toraldo (official coffee dell’evento). «In questi due giorni sono emersi temi decisivi per un’azienda: la tracciabilità della materia prima, la sostenibilità e la crescita del consumo domestico. Per noi il bar resta centrale, perché è lì che prende forma la cultura dell’espresso ed è lì che bisogna investire nella formazione: una buona miscela acquista valore se chi sta al banco sa valorizzarla. Portare questa tradizione sui mercati esteri significa raccontarla con un linguaggio contemporaneo, senza snaturarla. Il riconoscimento ricevuto lo dedico a chi lavora con noi ogni giorno e a chi, prima di noi, ha costruito la storia di Toraldo: alla mia famiglia».
«Ringraziamo vivamente l’International Coffee Forum per averci investito in questo progetto. La nostra presenza era praticamente d’obbligo», chiude Fulvio Di Santo, fondatore di Didiesse (official coffee pod machine dell’evento). «Attraverso la nostra realtà e attraverso queste manifestazioni di eco nazionale e internazionale puntiamo a far capire l’attenzione e la volontà di far crescere la cultura della cialda anche in Area 1 e Area 2. Speriamo di essere stati d’esempio in termini di attenzione e maniacalità che permette oggi all’industria campana di settore di attestarsi con quote elevate sul mercato nazionale».

