SALOTTO MUSICALE – Massimo Testa: ”Si pensa sempre che il successo sia il traguardo”

SALOTTO MUSICALE                  DA UNA IDEA DEL DIRETTORE EDITORIALE MARCO PISANO    A CURA DI –Luis Gentile…

La musica non era la prima scelta di Massimo Testa ma quella dettata dal cuore. Progredita parallelamente allo studio delle lettere classiche, dopo la laurea ha seguito i sogni e le sue attitudini. In apertura del nostro incontro al salotto musicale ci ha confessato come questa sia stata una scelta nata come una scommessa. Fatta per dare maggiore spazio alla sua personalità libera, rinnovata poi di anno in anno. “I miei primi anni con gli Indastria e con le altre band con cui ho collaborato sono stati bellissimi, mi hanno saputo regalare molte soddisfazioni” ha affermato l’artista. Una nostalgia nata dalla consapevolezza di tempi molto diversi da oggi. Irripetibili serate in cui ci si incontrava e si suonava non alla ricerca sistematica del successo ma per il gusto di farlo. Così a proposito di nostalgia abbiamo ricordato durante l’intervista che nell’anno corrente il primo disco prodotto nella sua carriera, nello specifico“Auto Ingegno”, spegne 30 candeline. Un traguardo e segno di un percorso che l’artista porta con sé nel bene e nel male. Il brano a cui è maggiormente legato? Massimo ha citato Medea, composto insieme ai Guernica. La canzone rappresenta a suo dire la perfetta fusione della sua anima. La musica che incontra i testi classici accademici e che riesce a dargli un più ampio respiro. Abbiamo proseguito domandando ad un grande esperto come lui se avesse mai avuto una costante nel suo mestiere. Senza esitazioni ha risposto facendo riferimento alla passione. Ha affermato: “La passione deve essere imprescindibile, in qualsiasi mestiere creativo. È quel fuoco che arde nel petto,non per consumare bensì per creare. Se manca diventa solo una produzione commerciale e mercificare l’arte a partire dal suo processo creativo credo sia oltraggioso. Meglio fare altro per ricercare il successo, ammiro chi sceglie di dedicarsi alla musica per passione senza svendersi alle esigenze del mercato. È questo il segreto che ti fa durare nel tempo”. Sul filone di questa risposta ci è sembrato interessante chiedere quale sia il suo punto di vista rispetto al panorama musicale odierno. Massimo ha fatto un richiamo al passato, quando fare musica era molto più complesso di ora e lo studio si doveva per forza affiancare al talento. L’assenza dei software di correzione vocale portava molti artisti a fare di necessità virtù, ciò donava una certa varietà al palinsesto musicale. “Per intenderci – ha affermato – ricordo come chi fosse meno forte sull’aspetto prettamente vocale, si concentrasse sulla scrittura di brani o arrangiamenti memorabili. Penso a Bob Dylan, cantante molto apprezzato ma certamente non una voce da fuoriclasse. Ciò nonostante è riuscito a compensare questa mancanza con la scrittura magistrale dei suoi brani. Oggi al contrario noto come ci sia una ricerca quasi spasmodica della bellezza, che però non si traduce poi in una maggiore qualità a livello creativo!”. Alla luce di questa affermazione abbiamo domandato,ad un grande conoscitore delle dinamiche di gruppo come lui, il motivo per cui da un po’ di anni i gruppi fatichino a consacrarsi come realtà durevoli. Finiscono per separarsi magari proprio quando sembra abbiano trovato la formula vincente. Senza mezzi termini Massimo ha confermato che spesso è il focus sbagliato a distruggere le band. “Si pensa sempre che il successo sia il traguardo, in verità andrebbe visto come una conseguenza naturale di un percorso di sinergia e di coesione nel gruppo. Io sono stato con band che si sono sciolte e posso dire che la logica del gruppo è diversa dalla dimensione del frontman. La rottura – ha proseguito- coincide quasi sempre con divergenze e contrasti nel processo creativo”. Per terminare la nostra intervista abbiamo chiesto il suo punto di vista sulla musica d’autore, ad oggi realtà sempre più lontana dai grandi palchi. La risposta ha confermato quanto detto altre volte in questo spazio. La produzione massiva di brani, quasi usa e getta, che si esauriscono come chi li canta nel giro di qualche anno è il killer silenzioso della qualità. Ha concluso: “La musica d’autore vive dei suoi tempi, momenti che spesso sono lunghi e che non riescono ad andare a braccetto con le dinamiche delle grandi produzioni. Tuttavia vedo uno spiraglio di luce in fondo al tunnel perché forse questa corsa affannosa non è per tutti e può stancare. Di questo passo chi vuole rispettare l’amore per questa forma d’arte può allontanarsi dalle etichette e tornare a produrre per il gusto di farlo. Il segreto – ha ribadito il nostro ospite – è fare qualcosa che soddisfi prima l’artista, poi magari incontra anche il gusto del pubblico”. La nostra piacevole chiacchierata si è chiusa con il consueto intervento del Direttore Marco Pisano, con una riflessione sulla vittoria di Sal Da Vinci al festival di Sanremo. “Una vittoria sì meritata ma che ha lasciato un pò l’amaro in bocca. A trionfare è stata una scelta stilistica troppo conforme alle correnti del momento. L’ennesima occasione mancata sia per creare qualcosa di nuovo, ma anche per dare lustro alla grande produzione passata“.