SALOTTO MUSICALE DA UNA IDEA DEL DIRETTORE EDITORIALE MARCO PISANO A CURA DI –Luis Gentile…

Per Nico Meoli, interprete conosciuto nella provincia avellinese, la musica è semplicemente tutto. Così è iniziato l’incontro al salotto musicale, ci ha raccontato che per lui la musica ha sempre giocato un ruolo importante nella vita. Ha affermato: “La musica è ciò che ci accomuna, che ci fa stare bene; ci dà energia e alleggerisce le nostre giornate”. Il suo percorso è iniziato nel 1986 da solista, quando alla guida della città di Avellino c’era il sindaco Di Nunno. Durante questo periodo venne chiamato al Rubilli per prendere parte a un evento canoro senza scopo di lucro. Da quel momento ha avviato una partecipazione sempre più ampia in eventi di beneficenza. “Fu la mia prima esibizione di questo genere – ha proseguito l’artista – ed è stata per me una grande emozione. La musica riesce ad avvicinare, negli amori come nelle amicizie. Le migliori esibizioni che ho fatto nella mia carriera erano legate tutte da una costante, l’allegria. Che sia stata in una festa tra amici o in un evento più strutturato, ciò che ha sempre contato di più per me è stato il calore delle persone”. Proseguendo con l’intervista abbiamo posto l’accento sul potere aggregante della musica folkloristica, sul grande merito che si porta sulle spalle con umiltà. Meoli ha confermato questo aspetto della musica popolare, ha anche aggiunto come essa riesca ad essere transgenerazionale. “Esiste musica e musica! – ha continuato Meoli – la musica popolare, classica o anche solo il repertorio napoletano passato, riesce a portare con sé quel tono leggero, spensierato e allegro”. Proseguendo abbiamo posto la nostra domanda di rito sull’onda dell’emozione. Meoli, senza esitare, ha portato l’esempio di una sua esibizione al Roseto, sempre in occasione di un evento organizzato per beneficenza, al fianco dei più anziani. Ci ha raccontato di questa signora dalla veneranda età e dallo sguardo penetrante. Durante la sua performance la donna gli chiese se potesse cantare la canzone che le dedicò, molti anni prima, il suo defunto marito. “La canzone la conoscevo benissimo – ha confermato Meoli – si trattava del brano <Piccolo fiore>. Per quell’occasione la cantai interpretandola al meglio, ma mi si ruppe la voce quando vidi da quegli occhi venir giù una lacrima “. La nostra intervista si è conclusa con una riflessione sulla città ma soprattutto sulla musica. Sull’importanza che giocano gli eventi musicali per mantenere viva e unita la comunità, ricordando anche una performance condivisa da Meoli e Marco Pisano a Capriglia anni addietro.

