
SALOTTO MUSICALE DA UNA IDEA DEL DIRETTORE EDITORIALE MARCO PISANO A CURA DI –Luis Gentile
Che Carlo Maria Todini non avesse bisogno di presentazioni era chiaro fin dalla prima domanda. Anche rompere il ghiaccio e quel velo di timidezza iniziale quando si incontra un ospite, è risultato più semplice del previsto. Così tra una chiacchiera e forse qualche risata di troppo, che non guasta mai, abbiamo curiosato tra la carriera di questo artista. Senza indugiare troppo abbiamo voluto domandare se in un percorso artistico molto generoso potesse distinguere nettamente una performance che gli sia rimasta impressa per la sua complessità. Lo spettacolo al mercadante di Napoli, con la chiamata del regista Antonio Capuano, è stata la prima risposta di Todini. Ha raccontato che quel ruolo nello spettacolo di Samuel Beckett lo ha messo molto alla prova, ancor di più delle apparizioni televisive; “la televisione ti dà la notorietà – ha affermato Todini – ma salire su quel palco come coprotagonista di uno spettacolo così complesso è stata una delle esperienze più emozionanti. È stato un onore per me ricevere la chiamata da Capuano e ho sentito molto questa esibizione, ancora di più di quanto ho provato alla mia prima volta in televisione con ‘Stasera mi butto’. Non posso negare però che anche quella è stata molto emozionante e adrenalinica”. Ci è sembrato naturale allora cogliere la palla al balzo e chiedere se artisti si nasce, come si suol dire. Volevamo sapere quanto il talento potesse incidere sulla carriera artistica e sullo studio. Todini ha affermato che il talento è la miccia pronta per l’esplosione artistica. È quella marcia in più che porta a brillare ma solo se al talento si accompagna lo studio. Quando ci sono entrambi i fattori il risultato, seppur tardi, arriverà e il talento è fondamentale per sostenere il percorso. Così sul filone di questa risposta abbiamo domandato se un artista del suo calibro avesse mai desiderato di cambiare qualcosa del suo passato qualora ne avesse avuto la possibilità. A sorpresa è arrivata una risposta all’apparenza poco congrua con la personalità estroversa di Todini. Ci ha confessato che il suo rammarico ad oggi resta il fatto di non aver saputo curare meglio le relazioni personali. Ha risposto: ”Sul lavoro sono una persona socievole, quando mi conoscono risulto tale e sono aperto verso l’altro ma poi al di fuori del lavoro non sono mai stato particolarmente bravo a curare le relazioni. Rimpiango di non essere mai stato una persona molto diplomatica, non ho mai saputo curare al meglio i rapporti interpersonali e ad oggi questo sarebbe ciò che vorrei cambiare”. Per fortuna non ha mai avuto di questi problemi con la fidelizzazione del pubblico che, come conferma anche ai nostri microfoni, ha sempre rivolto una parola di stima o di affetto dopo una sua esibizione. Un apprezzamento riguardo una sua interpretazione ma anche le dimostrazioni di stima con i suoi colleghi lo rincuorano. Ha portato come esempio della sinergia tra attori il lavoro che sta portando avanti con Paolo Capozzi. Con lui sta organizzando uno spettacolo di Carlo Pisacane. C’è stato anche il tempo per una domanda un pò scomoda, abbiamo infatti chiesto se per Todini l’esibizione su un grande palcoscenico o su uno di provincia avessero lo stesso valore. L’artista ha tenuto a sottolineare che il perno della sua personalità è sempre stata una sorta di imparzialità che per amor proprio e del suo mestiere lo ha portato a guardare ogni performance alla stessa maniera. Ha tenuto a ricordare che il pubblico percepisce sempre se i sentimenti di un attore, cantante o performer che sia sono sinceri o meno e risponde di conseguenza. Entrando nel campo delle esibizioni Todini ci ha spiazzato con una premessa ancor prima di iniziare, affermando che saper imitare qualcuno è un talento. “Non basta la somiglianza per 5 secondi ma serve mantenere il personaggio– ha dichiarato Todini-.Bisogna essere capaci di farne una caricatura o di costruire quando necessario un’imitazione fedele. La mia è un’ interpretrazione di Pino Daniele, ed molto apprezzata dal mio pubblico richiede una tecnica vocale perfetta, ma probabilmente c’è anche qualcosa nelle mie corde che per natura richiama all’ascolto quelle di Pino. In questo caso devo essere preciso, non esistono le cosiddette ‘imitazioni a modo mio’. O si hanno le caratteristiche per saper imitare o è meglio farsi da parte”. In conclusione della nostra intervista c’è stato il tempo per parlare di San Remo. Nell’aria da anni si respira tanta nostalgia del passato mista a qualche sano dubbio sui tanti giovani che si affacciano al panorama musicale e devono farsi le ossa. Il Favorito per Todini? Gioca in casa con Sal Da Vinci, reduce da un grande successo con Rossetto e caffè; “ è un grande artista partenopeo,ha passato alti e bassi ma ha sempre saputo rialzarsi. Dopo un successo travolgente come quello che ha vissuto di recente– ha concluso Todini- se lo meriterebbe davvero”.

