C’è un tempio che cade a pezzi. Le pareti sono stanche, i costumi brillano solo nei punti sbagliati, il fumo è più denso delle profezie. Eppure, ogni sera, si va in scena.
È questa l’atmosfera di “PARASTASI KITSCH”, il quinto appuntamento della rassegna “FATTI D’ARTE” curata da Vernicefresca Teatro al LiberoSpazioD’Arte di Avellino.
Sabato 21 febbraio 2026 alle ore 19:00 e domenica 22 febbraio 2026 alle ore 18:30 il palco accoglie uno spettacolo scritto, diretto e interpretato da Fabiana Fazio e Irene Grasso. Un lavoro che prende il mito dell’oracolo di Delfi e lo sposta, con ironia tagliente, dentro un decadente teatrino di periferia.
Due figure, un tempio in rovina e un copione che non si può tradire
La Pizia e il Gran Sacerdote Merops sono lì da secoli. Aspettano clienti. Il tempio è ufficialmente fallito, ma la rappresentazione continua. Perché quando qualcuno arriva, bisogna pur offrirgli un responso. Anche se la verità, in fondo, non l’ha mai chiesta nessuno.
Lo spettacolo è liberamente ispirato a La morte della Pizia di Friedrich Durrenmatt, che definiva il paesaggio delfico «il solito sempiterno spettacolo kitsch». E da quella provocazione nasce una dissacrazione tenera e feroce insieme: due archetipi ridotti a caricature, intrappolati in un museo polveroso del sacro, costretti a ripetere un copione in cui non credono più.
Si insultano, si sopportano, si sistemano la parrucca a vicenda. Preparano il vaticinio come si prepara un piatto da servire freddo. Inventano verità su misura. E intanto aspettano.
«Il volere divino deve compiersi. Qualcuno deve pur farlo», dicono.
Ma a chi giova davvero questo gioco?
L’oracolo come prodotto
“Parastasi” in greco antico significa vendita pubblica. Ma anche rappresentazione. Ed è qui che lo spettacolo colpisce: l’oracolo diventa un prodotto, il responso una consegna, Apollo un marchio ormai depotenziato. La Pizia e Merops sono gli ultimi, stanchissimi promoter di una divinità che non entusiasma più nessuno.
Il tempio è un teatro. Il teatro è un mercato. E il pubblico? È cliente, complice, spettatore e giudice.
Una domanda che resta addosso
“PARASTASI KITSCH” fa sorridere, ma lascia un retrogusto amaro. Perché sotto il gioco c’è una domanda più grande: che cosa significa oggi fare teatro? Quanto si resiste per passione e quanto per necessità? Quanto si crede ancora in ciò che si mette in scena?
Il teatrino traballa. Forse crolla. Forse no. Finché c’è qualcuno disposto a sedersi in platea, si continua.
E forse è proprio questo il gesto più umano di tutti: salire sul palco anche quando le certezze sono finite. Sperando che, dall’altra parte, qualcuno abbia ancora voglia di ascoltare.

