“La compagnia della Tèpa. Dodici atti di vandalismo sociale” è l’esordio letterario della scrittrice cilentana Francesca Schiavo Rappo

Dodici racconti per dodici personaggi, “La compagnia della  Tèpa. Dodici atti di vandalismo sociale” è l’esordio letterario della scrittrice cilentana Francesca Schiavo Rappo.

«La raccolta nasce fondamentalmente come atto di protesta, come gesto rabbioso per l’approssimazione con cui il contemporaneo tratta le fragilità umane, come grido e lamento per il materialismo in cui si consumano le relazioni sociali, e lo fa trattando del lutto inteso come perdita del sé e dell’altro, del rapporto con l’alterità in generale, intesa anche come mondo-terra. Se si cerca, quindi, una palese coerenza interna alle tematiche che i testi attraversano, ne “La compagnia della Tèpa. Dodici atti di vandalismo sociale”, questa è da cogliersi nei racconti specchio che aprono e chiudono la raccolta. I due testi, infatti, funzionano come parentesi all’interno delle quali si consumano le proteste, i così detti “atti vandalici”, di tutti gli altri protagonisti. Spetta a quei personaggi originari, la donna e l’uomo del “dopo caduta”, il compito di definire lo spazio umano dei racconti, quindi ridefinire lo spazio dell’umano nella distopia dell’abbandono», racconta l’autrice.

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Il libro, pubblicato da L’ArgoLibro, si presenta come una critica sociale in costante frapposizione fra simile e verosimile, fra possibile e improbabile: la realtà diventa relativa e tutto è messo in discussione.

«Ho preso ispirazione da ciò che mi ossessiona: l’altro interiore ed esterno; dal mio mostro personale, soprattutto; dall’esigenza di dare voce a qualcosa di oppresso e opprimente».

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Dall’introduzione alla raccolta, a cura di Milena Esposito, possiamo invece leggere: «È capace di creare immagini, di rappresentarsi cose, luoghi e fatti corrispondenti o no a una realtà. Questo non è importante. Non importa se la storia è vera o inventata, se è possibile o impossibile».

La raccolta è impreziosita dalle illustrazioni di Cristiana Nasta, anche lei di origini cilentane. Cristiana, negli anni espone i suoi lavori in varie rassegne d’arte del territorio, presso i centri culturali Vico’Sound (Vallo della Lucania), Cantina dell’arte (Avellino), Ambarabà (Agropoli), Castello dei Principi Capano (Pollica), Palazzo Ricci (Ascea), e all’Università degli studi di Fisciano (SA), in bilico fra dipinti a olio e disegni.