Da venerdì 16 ottobre sarà disponibile sulle piattaforme digitali e nei digital stores “Che gioco è” (Altodischi/Black Candy), il nuovo EP della band emiliana MATER. Nella stessa data entrerà in rotazione il singolo “Capite solo i morti”.
Dopo i precedenti lavori Not This Time (2022) e Vear (2023), i MATER inaugurano un nuovo capitolo del proprio percorso artistico, scegliendo per la prima volta di esprimersi interamente in italiano. Una svolta non soltanto linguistica, ma soprattutto espressiva: abbandonare l’inglese significa rinunciare a una distanza protettiva, mettere a nudo le parole e affrontare senza filtri emozioni, contraddizioni e fragilità.
“Che gioco è” nasce da una domanda che attraversa tutte le cinque tracce del progetto: quali sono le regole di una società in cui responsabilità, privilegi e conseguenze sembrano cambiare a seconda di chi si trova a giocare? E come si continua a vivere quando un evento traumatico modifica irreversibilmente il modo di guardare il mondo?
Attraverso perdita, abbandono, rabbia e disillusione, la band costruisce un racconto musicale che osserva le contraddizioni della contemporaneità senza cercare risposte rassicuranti, trasformando lo straniamento individuale in una riflessione più ampia sui rapporti umani e sulla difficoltà di riconoscersi nella realtà circostante.
Ad anticipare il progetto è stato “Adolescenti”, pubblicato il 18 settembre, un brano diretto e viscerale che dà voce all’esasperazione di chi assiste a un mondo in cui tutto sembra diventare un gioco, anche ciò che dovrebbe richiedere consapevolezza, rispetto e responsabilità. È il primo tassello di un lavoro che segna un’importante evoluzione anche sul piano musicale. Primo EP realizzato con l’attuale formazione, Che gioco è privilegia infatti un suono più fisico, essenziale e immediato, nel quale gli arrangiamenti, le dinamiche, le armonie vocali e il dialogo tra gli strumenti contribuiscono a restituire l’intensità emotiva delle canzoni.
A raccontare la dimensione più intima del progetto è la stessa band: “Nel giro di un anno tutto costa il doppio, si guadagna la metà, puoi perdere i tuoi cari in un battito di ciglia, con degli sforzi disumani cresci dei figli che più diventano grandi e più si preparano ad abbandonarti, ogni Natale le solite sedie attorno alla tavola ospitano un fantasma in più, la gente sembra capace di godere solo delle sfighe altrui mentre gli spiega come dovrebbero stare al mondo, le persone di cui ti fidi sono capaci di pugnalarti nemmeno alle spalle, ma fissandoti negli occhi con l’aria di chi non capisce cosa stia facendo di male […] davvero devo spiegare perché ci viene da chiederci che gioco sia?!”.
Un’esperienza personale che diventa la chiave emotiva dell’intero lavoro, in cui il dolore rappresenta una frattura capace di alterare profondamente la percezione della realtà. La perdita si trasforma così in un punto di non ritorno, mentre la musica diventa il mezzo attraverso cui dare forma allo smarrimento, alla distanza dagli altri e a una sensibilità che fatica a ritrovare il proprio equilibrio.
È proprio in questa domanda, sospesa tra rabbia, incredulità e bisogno di comprensione, che si concentra il significato del progetto. Che gioco è non cerca di offrire soluzioni o risposte definitive, ma dà voce a uno straniamento profondo, raccontando il momento in cui le certezze si sgretolano e ciò che prima appariva normale assume improvvisamente contorni assurdi e grotteschi.
In questo percorso si inserisce “Capite solo i morti”, il singolo che accompagna l’uscita dell’EP e che dal 16 ottobre sarà in rotazione radiofonica. Nato durante un’estate bolognese nei pressi di Piazza Santo Stefano, luogo ritratto anche sulla copertina, il brano affronta il tema del giudizio e della manipolazione delle vite altrui, raccontando il paradosso di chi riesce a riconoscere il valore di una persona soltanto quando la sua scomparsa rende impossibile qualsiasi riparazione.
Rispetto all’urgenza espressiva di Adolescenti, la canzone si sviluppa attraverso atmosfere più lente e sospese, accumulando progressivamente una tensione emotiva che trova sfogo nel ritornello. Il verso “Non lasciatemi” restituisce il bisogno più elementare di non essere abbandonati, mentre l’immagine di una bomba che esplode in bocca diventa la metafora di una ferita alla quale si sopravvive senza riuscire a recuperare completamente la capacità di sentire. Una riflessione sulle assenze, ma anche su tutto ciò che le precede: parole non dette, giudizi pronunciati con leggerezza, rapporti compromessi e ferite inflitte senza comprenderne fino in fondo le conseguenze.
Il senso di disorientamento che attraversa il singolo si estende all’intero EP, nel quale precarietà economica, conflitti generazionali, rapporti familiari e fragilità personali si intrecciano in una visione disincantata del presente.
“Capite solo i morti è il suono dello straniamento supremo; quando ti rendi conto che vedi tutti gli altri come fossero personaggi di un film surreale neanche dei più belli. A me è successo quando ho visto mia madre morire ancora giovane. Tutto il resto attorno mi è cambiato di colpo. Erano tutti assurdi, grotteschi, meschini. Poi ripensavo ai tempi delle elementari e mi rendevo conto che anche allora era lo stesso, solo che non l’avevo capito a fondo fino a oggi. In quel momento ero uno a cui era esplosa la testa, ma non era morto. E allora eccomi qua, ancora vivo, ma non aspettatevi che possa sentire il sapore di niente. Separato dal resto del mondo. Insensibile, per lo più. E non era neanche male, ti dirò”, dichiara la band.

