Il nuovo singolo esplora l’incomunicabilità nelle relazioni, tra affetti inespressi e silenzi che diventano distanza.
Esce oggi, 9 ottobre, “Cruditè”, il nuovo singolo di Dario Cuomo: un racconto dei solchi emotivi che si creano quando il legame resiste, ma le parole non riescono più a esprimerlo. Scritto e composto dal cantautore, con registrazione e arrangiamento di Fausto Frongillo e mix e master di Giuseppe Cecere, il brano osserva una relazione nel momento in cui il dialogo si interrompe e due persone, pur custodendo un vissuto comune, faticano a trovarsi.
La scena è quella di un incontro a tavola. Un piatto raffinato accompagna la fragilità di un rapporto congelato nell’inazione. È nell’antitesi tra l’opulenza della portata e la disarmante essenzialità del contesto che prende forma la traccia.
«Sono partito dall’idea che il cibo entri perfettamente nel piano della comunicazione. Anche quando non è verbale, quello che mangiamo può raccontare molto di noi: le nostre radici, le nostre abitudini, perfino il nostro stato d’animo», spiega Cuomo. «Ho scelto cruditè per due motivi principali. Il primo è creare un forte contrasto tra una portata costosa, nobile, e la miseria dei gesti e delle parole intanto consumati al tavolo».
Il titolo racchiude anche una seconda chiave di lettura: quella di un’emozione lasciata “cruda”, priva di filtri e di elaborazione, esposta nella sua forma più autentica e vulnerabile. «Non potevo immaginare una pietanza più adatta a rappresentare un rapporto distante e privo di slancio. È qualcosa di freddo, di statico: proprio come la comunicazione tra queste due persone, che si trovano una di fronte all’altra senza riuscire davvero a raggiungersi», aggiunge il cantautore.
Il silenzio assume un ruolo centrale anche nello sviluppo del brano. La produzione alterna vuoti e aperture progressive, accompagnando l’impalcatura emotiva fino a un crescendo sempre più intenso. Una scelta che si lega alla ricerca narrativa di Cuomo, interessato a raccontare le persone attraverso le loro contraddizioni: il desiderio e la paura di abbandonarsi, il bisogno di essere amati e la difficoltà di amare, la volontà di restare e l’impulso di fuggire.
«Non penso al conflitto necessariamente come a uno scontro», sottolinea l’artista. «È quella spinta tra due forze opposte che rende una relazione viva e narrativamente interessante».
Per descrivere il proprio approccio alla scrittura, Cuomo richiama il principio del Jo-ha-kyū e il suo movimento da una condizione iniziale di equilibrio alla rottura, fino all’accelerazione e alla massima intensità. «Mi interessa che una canzone non ti consegni immediatamente il proprio significato, ma che costruisca un attrito, lo faccia crescere, lo porti a una spaccatura e poi all’esplosione».
“Cruditè” abita questo spazio di sospensione: il momento in cui un legame è ancora vivo, ma chi lo attraversa non sa più come tradurlo in un gesto o in una parola.

