I 30 anni di “Città Regia” con la mostra dedicata a Eduardo: tra tradizione, innovazione e arte scenica a Cava de’ Tirreni

Dalle radici secentesche al Museo Digitale MUDS, fino alla sinergia con la celebre Sartoria Canzanella: prosegue il ricco programma del Trentennale (1996-2026) dell’associazione.

Domenica 11 ottobre dalle ore 18.30, la città di Cava de’Tirreni si appresta a vivere un nuovo appuntamento volto a riscoprire e valorizzare la propria identità storica, le radici secentesche e la secolare devozione popolare che da oltre tre secoli ne caratterizza la comunità. Dopo l’avvio delle celebrazioni per il Trentennale dell’Associazione Città Regia (lo scorso maggio), con la presentazione del MUDS (Museo Digitale degli Sbandieratori) nato dall’ideazione di Alex Giordano e realizzato da Eugenio Pisani e Luana Tortora della società Spun – l’associazione cavese prosegue la sua operazione per recuperare la memoria storica tra convegni, mostre sui vestiti delle opere messe in scena da Eduardo De Filippo e performance.

L’iniziativa affonda le radici nella memoria storica cavese, ripercorrendo la nascita della Festa di Monte Castello. Nata come voto di fede in conseguenza della devastante epidemia di peste del 1656 – quando dal Castello di Sant’Auditore si iniziò a impartire la benedizione serale alla città con il Santissimo Sacramento per scacciare il contagio – la tradizione si è arricchita nel tempo di un forte spirito civico e militare. Il nuovo appuntamento in programma unisce cultura, approfondimento scientifico e grande costume teatrale, articolandosi in diversi momenti:

Dall’11 al 23 ottobre. LA MOSTRA CELEBRATIVA “Tessuti d’Anima”. In occasione del Trentennale della Città Regia, verrà allestita un’esposizione documentaria e fotografica che ripercorre i tre decenni di storia dell’Associazione. Un viaggio che testimonia 30 anni di passione, ricerca e rigore filologico nella ricostruzione dei costumi storici dei secoli XI e XVII e degli stemmi delle antiche casate cavesi, fino all’integrazione con la nuova dimensione digitale del MUDS. Quindi una mostra d’arte sartoriale: gli abiti del ’600 e dell’anno Mille (Longobardi), oltre agli abiti di scena di EDUARDO DE FILIPPO. Attraverso un percorso immersivo “4D” guidato dal tessuto e dalla bandiera. Dagli abiti storici realizzati dal maestro della sartoria teatrale napoletana Vincenzo Canzanella, il racconto si espande collegando la rievocazione storica al teatro di Eduardo e alle radici culturali condivise tra Cava e Napoli. Fiore all’occhiello dell’evento sarà infatti la prestigiosa esposizione di abiti curata dalla celebre Sartoria Canzanella (guidata da Davide Canzanella, figlio del capostipite della realtà sartoriale, Vincenzo Canzanella, presso i cui laboratori Eduardo si serviva per i costumi di scena delle sue opere), eccellenza dell’artigianato teatrale a livello internazionale. La mostra proporrà un affascinante itinerario tra i sontuosi abiti del Seicento barocco e dell’epoca longobarda e i leggendari costumi di scena del teatro di Eduardo De Filippo (questi ultimi grazie all’assenso degli eredi di Eduardo e Luca De Filippo). È stata infatti proprio la sartoria Canzanella a curare gli abiti e i costumi del ‘600 dell’associazione Città Regia, rafforzando così il ponte ideale tra Cava e Napoli sotto il segno della storia e intrecciando il patrimonio artistico campano con la straordinaria tradizione drammaturgica partenopea.

Il 17 ottobre. Il convegno “Gentiluomini ribelli e plebei inquieti: la rivolta di Masaniello del 1647-48 a Cava e Salerno”. Tra i relatori: Claudio Azzara (UNISA), Il concetto di rivolta tra Medioevo ed età moderna; Giuseppe Foscari (UNISA), Il 1647-48 a Cava. Una rivolta, tanti volti, tanti attori; Donatella Rega (UNISA), Il patriziato cavese tra lotte e pacificazione; Simona Mazza (Studi Diplomatici, UNISA), Le ragioni della plebe; Maria Rosaria Onorato (Liceo Artistico Salerno), Fuoco alla Carnale. Polito Pastina, un ribelle dimenticato. Il convegno intende presentare alla città la rivolta del 1647-48, nota come rivolta di Masaniello, alla quale contribuì, da subito, don Giulio Genoino, un giurista napoletano che proveniva da una famiglia di mercanti di Cetara, quando il borgo costiero apparteneva a Cava. L’idea di Genoino era animare nella Capitale e per tutto il regno di Napoli una ribellione contro i poteri feudali a favore del ceto medio, costruendo anche un legame forte con la parte più marginale della società, ovvero, la plebe. Scoppiata a Napoli il 7 luglio 1647, la rivolta divampò in tutto il Regno e anche Salerno (dal 9 luglio) e Cava (dall’11 luglio) furono ampiamente coinvolte. A Cava assunse un’ottica particolare, perché fu una resa dei conti tra due fazioni del patriziato, cioè del ceto medio mercantile e formato anche da giuristi, medici, farmacisti e commercianti. Una fazione era al potere da decenni, mentre un’altra fazione si ribellò per sostituirla nella gestione della città. Una lotta interna “giocata” anche con le armi e con destrezza giuridica. Una rivolta che anche a Cava e Salerno coinvolse la plebe, grazie alla figura di Polito Pastina, protagonista per circa un anno della rivolta anche oltre il Salernitano. Dentro questo quadro, nel convegno verranno lette e interpretate le ragioni della ribellione, i successi e le criticità e ci sarà anche un’analisi della società medievale e di antico regime, basate sulle disuguaglianze e le ingiustizie sociali.