Dal 25 settembre al 18 ottobre la mostra a Palazzo Comunale mette in dialogo micelio, tecnologia e ambiente. L’esposizione accompagna la 46ª Sagra dei Funghi e invita a ripensare il rapporto tra uomo e natura.
CUSANO MUTRI – Prima dei cavi, delle antenne, della fibra ottica e dei satelliti, la natura aveva già costruito le proprie reti. È da questa suggestione che nasce Reti Naturali / Reti Artificiali, la mostra che dal 25 settembre al 18 ottobre 2026 trasforma lo Spazio Mostre di Palazzo Comunale, nel cuore del Parco Nazionale del Matese, in un percorso visivo e sensoriale dedicato a uno dei principi fondamentali del vivente: connettere.
L’inaugurazione è in programma venerdì 25 settembre alle ore 18 con un vernissage alla presenza degli autori. L’esposizione accompagna la 46ª edizione della Sagra dei Funghi di Cusano Mutri e propone una prospettiva che va oltre la dimensione gastronomica del fungo. Il protagonista del sottobosco diventa infatti una chiave per leggere il presente: quello di una società costruita su reti digitali sempre più estese e pervasive.
Curata da Antonella Vitelli, con la direzione tecnica di Pasquale Petrillo, la mostra mette a confronto due sistemi apparentemente lontani: il micelio sotterraneo dei funghi e l’infrastruttura globale della comunicazione digitale. Filamenti, nodi, ramificazioni e scambi diventano così elementi comuni a due mondi che, secondo il percorso espositivo, sono meno distanti di quanto possa sembrare.
«Siamo davvero così separati dalla natura come per secoli ci hanno insegnato a credere? Nei boschi del Parco Nazionale del Matese questa rete di relazioni è ancora leggibile sotto ogni passo: basta solo ritornare a guardarla.»
— Antonella Vitelli, curatrice
Oltre la separazione tra uomo e natura
Il progetto espositivo nasce anche da una riflessione più ampia sul modo in cui l’uomo ha costruito, nel corso della storia, la propria relazione con il mondo naturale. Nel testo che accompagna la mostra, Vitelli mette in discussione la tradizionale separazione tra natura e cultura, organismo e tecnologia, ambiente e società.
La crisi climatica, in questa prospettiva, non riguarda soltanto l’efficienza dei sistemi produttivi o la gestione delle risorse, ma mette in discussione l’idea stessa che l’essere umano possa considerarsi esterno alla natura. Non esiste, in altre parole, un “fuori-natura” nel quale sviluppare la propria storia senza subirne le conseguenze.
La riflessione richiama l’immagine elaborata dall’architetto e inventore Buckminster Fuller, che descriveva la Terra come una sorta di astronave dalle risorse finite. Tutti i suoi passeggeri condividono la stessa condizione: non esiste un’economia separata dall’ecologia, così come non esiste una società che possa sottrarsi alla rete di relazioni che sostiene la vita.
Da qui nasce uno dei temi centrali dell’esposizione: considerare il vivente non umano non soltanto come una risorsa da utilizzare, ma come parte di una relazione. Nel percorso teorico della mostra trova spazio anche il pensiero del filosofo Emanuele Coccia, secondo cui la vita è caratterizzata da un continuo scambio di materia e forme. Anche un gesto elementare come respirare diventa così un atto di relazione con ciò che ci circonda.
L’identità, in questa lettura, non è più un confine impermeabile, ma una soglia. Un passaggio continuo tra individuo e ambiente.
Il micelio come modello di relazione
È proprio il mondo dei funghi a offrire una delle immagini più efficaci per rappresentare questa idea. Il micelio vive prevalentemente sotto la superficie del terreno: una trama di filamenti che si espande, entra in rapporto con le radici, partecipa ai cicli della materia e contribuisce agli equilibri dell’ecosistema.
La mostra richiama anche le riflessioni di Yasmine Ostendorf-Rodríguez sul contributo che la micologia può offrire all’immaginazione culturale contemporanea. Il fungo diventa così non soltanto un organismo da osservare, ma una possibile metafora di sistemi non centralizzati, fondati sulla relazione e sullo scambio.
«C’è una differenza radicale tra guardare un bosco come un giacimento di legname e riconoscervi un insieme di relazioni di cui anche noi, con i nostri corpi e le nostre tecnologie, facciamo parte: reti naturali e reti artificiali che, a ben guardare, non sono mai state davvero due.»
— Antonella Vitelli, curatrice
Due sezioni, un unico principio
Il percorso della mostra è articolato in due sezioni che si specchiano l’una nell’altra.
Reti Naturali — la natura era già connessa conduce il visitatore nel mondo invisibile che si sviluppa sotto la superficie del bosco. I pannelli illustrano il ruolo dell’acqua nelle relazioni tra suolo, funghi e piante, il valore ecologico del legno morto, la funzione del micelio e il rapporto simbiotico tra funghi e alberi attraverso la micorriza.
Un’attenzione particolare è dedicata alla cosiddetta Wood Wide Web, espressione diventata popolare per descrivere le reti micorriziche sotterranee studiate anche dalla biologa canadese Suzanne Simard. Il fungo che emerge dal terreno appare così per quello che è: soltanto la parte visibile di una struttura molto più estesa.
La seconda sezione, Reti Artificiali — abbiamo inventato la tecnica, non la connessione, porta invece lo sguardo verso le infrastrutture della contemporaneità: cavi, antenne, fibre ottiche, router e satelliti.
Quattro grandi immagini costruiscono altrettanti confronti tra tecnologia e natura. Il satellite viene accostato ai sistemi di dispersione di semi e spore; la scheda madre alle reti biologiche che coordinano le diverse parti di un organismo; la fibra ottica ai filamenti attraverso cui le reti naturali trasportano materia e risorse; l’antenna alle strutture naturali capaci di intercettare e rispondere agli stimoli provenienti dall’ambiente.
Il risultato è un percorso che non propone una semplice analogia tra funghi e tecnologia, ma invita a cambiare prospettiva: la rete non è una caratteristica esclusiva dell’era digitale. È una delle forme fondamentali attraverso cui la vita organizza relazioni, scambi e trasformazioni.
A Cusano Mutri, durante la Sagra dei Funghi, il fungo diventa così qualcosa di più di un prodotto del bosco. Diventa una lente attraverso cui osservare il mondo contemporaneo e una domanda aperta sul modo in cui scegliamo di abitare — e di connetterci con — il pianeta.

