SALOTTO MUSICALE – Pesce: “Da ragazzo ero un fan dei Led Zeppelin”

Nella musica il concetto di tempo assume un significato singolare. Avere il giusto tempismo diventa fondamentale per il ritmo e l’esecuzione di un brano. Eppure quei secondi che scorrono rapidi quasi si fermano quando servono a fissare l’immagine di un momento per sempre nella testa. Così è stato anche per Lorenzo Pesce, nostro ospite al “salotto musicale” del bnb “La Torre”. Trasferitosi ad Avellino per studiare al conservatorio “Cimarosa”, si è avvicinato alla musica velocemente per poi trovare la sua dimensione con più calma. Conclusa la formazione ci ha raccontato di aver iniziato un progetto musicale assieme ad una band irpina, gli “Aminta”, oltre a dedicarsi anche ad altre produzioni. “Da ragazzo ero un fan dei Led zeppelin, black sabbath – ha esordito – con il tempo e lo studio ho allargato le vedute. Mi sono appassionato al jazz anni 40 che mi ha fatto innamorare della chitarra”. La musica però non è sempre tutta rosa e fiori, ci sono dei momenti in cui non riesco a suonare come vorrei. In tali occasioni cerco sempre di fare mente locale per capire dove non sono riuscito a fare bene e trovare il mio margine di miglioramento”. Incuriositi abbiamo voluto approfondire il ruolo che gioca l’improvvisazione. Volevamo sapere se una sbavatura potesse trasformarsi in un successo insperato. Il chitarrista ci ha raccontato che la musica, così come qualsiasi altro progetto creativo, è fatta da un percorso a tappe. A volte può capitare che l’inizio non coincida con il finale prefissato ma che proprio una deviazione del percorso possa aprire a nuove strade. “La produzione di una canzone ha varie scuole di pensiero – ha proseguito – a me è capitato di percorrerle tutte. Alcune volte avevo una melodia e un testo pronto su cui ho cercato gli accordi migliori, altre avevo un ritmo particolarmente ispirato su cui cucire un testo. Il mio consiglio spassionato è di non vivere la musica con estrema rigidità ma qualche volta di lasciarsi trasportare. Conta amare questo mestiere e farlo sempre con molta serenità”. Sulla musica prodotta con l’intelligenza artificiale Lorenzo ha ribadito che una canzone è composta da due anime, una prima parte è melodica e può seguire dei canoni più o meno rigidi e matematici. L’altra coincide con il sentimento e la volontà di un artista di trasmettere un’emozione, un messaggio. “Un software sarebbe capace di riprodurre una melodia che funziona ma la musica – ha sottolineato – è fatta da un artista in carne e ossa che vuole far passare un messaggio.” Rivolgendosi al sé stesso del passato Lorenzo ha scelto di concludere l’intervista affidandosi al gergo popolare di dare tempo al tempo. “È sempre difficile trovare una risposta esatta a certe domande – ha affermato – alcune cose le si comprende con il tempo. Al me del passato chiederei di essere meno rigido, di godersi il momento senza troppe ansie perché ciò che cerca, quando sarà pronto, arriverà.”