La Greffi debutta con “Scappo in Brasile”: la bossa nova nata dal desiderio di evadere frase di sua madre

Greta Ferri ha cominciato a cantare prima ancora di saper parlare bene. Glielo raccontano i genitori, che la ricordano intonata già a due o tre anni. Da allora la musica non l’ha più lasciata: il coro delle voci bianche, le lezioni di canto moderno, le esperienze in una band metal e, più a lungo, in una band pop-rock, i cori universitari durante l’Erasmus a Lione, le esibizioni con due bande civiche dirette dal maestro Roberto Turriani e anni di cover portate sui palchi con la stessa attenzione riservata a un repertorio originale.

Quello che fino a oggi le era mancato era un brano firmato con il proprio nome.

“Scappo in Brasile”, pubblicato il 10 Luglio 2026 per Artisti Online e disponibile su tutte le piattaforme digitali, è il primo singolo di La Greffi, nome d’arte di Greta Ferri, e rappresenta il punto d’arrivo di un percorso musicale iniziato praticamente insieme alla sua vita.

L’origine della canzone è precisa, familiare e profondamente quotidiana. Quando le giornate diventavano troppo pesanti, sua madre aveva l’abitudine di annunciare che sarebbe “scappata in Brasile”. Una frase ironica, ripetuta negli anni, diventata quasi un piccolo rito domestico: il modo per dichiarare di aver raggiunto il limite senza smettere, però, di occuparsi di tutto ciò che c’era ancora da fare. Greta Ferri ha raccolto quella frase e l’ha trasformata in una canzone, scegliendo di raccontarla attraverso un cambio di prospettiva: a parlare non è la figlia che osserva la madre, ma la madre stessa, in prima persona.

Nasce così il ritratto di una donna alle prese con una città che pretende troppo, con la cena da preparare quando le energie sono ormai terminate, con il pigiama indossato a fine giornata e con un compagno che si è già addormentato in poltrona mentre lei riesce finalmente a ritagliarsi mezz’ora davanti alla televisione. È proprio dentro questa normalità che prende forma il desiderio di fuga.

Anche musicalmente “Scappo in Brasile” gioca sul contrasto. Il brano si muove su una linea di bossa nova essenziale, nata al pianoforte e diventata il terreno naturale sul quale testo e melodia hanno trovato il proprio equilibrio.

L’arrangiamento, curato da Laura Pronestì, mantiene questa misura senza sovraccaricare il brano: la produzione lascia spazio soprattutto alla voce e alle parole, permettendo all’ironia del testo di restare al centro della canzone.

“Scappo in Brasile” non vuole trasformare la quotidianità in qualcosa che non è, ma le concede semplicemente qualche minuto di evasione.