Essere napoletani dipende dal luogo in cui si nasce o dalla città che si sceglie di amare? È attorno a questa domanda che Michelangelo Iossa costruisce il suo nuovo libro, Non siamo napoletani – I 100 non napoletani che hanno fatto grande Napoli, pubblicato da Edizioni MEA con la prefazione di Renzo Arbore.
Il volume, che rappresenta il ventesimo libro firmato dal giornalista e scrittore, propone un viaggio originale dentro l’identità partenopea, partendo da un apparente paradosso: alcuni dei personaggi che più di altri hanno contribuito a definire l’immaginario di Napoli non sono nati in città.
Eppure Napoli li ha adottati, trasformati e, in molti casi, fatti propri.
È questo il filo conduttore della nuova opera di Iossa, che attraverso cento storie racconta una città la cui identità non può essere racchiusa nei confini geografici. La napoletanità, suggerisce il libro, è soprattutto un sentimento di appartenenza, una forma di sensibilità, un modo di guardare il mondo.
Nel mosaico costruito dall’autore compaiono figure lontanissime tra loro per epoca, professione e provenienza. Dalla mitologica Sirena Partenope a Diego Armando Maradona, da Virgilio a San Gennaro, da Federico II a Matilde Serao, fino a Vittorio De Sica, Marcello Mastroianni, Benedetto Croce e Domenico Modugno.
Sono soltanto alcuni dei cento protagonisti attraverso i quali Iossa racconta la capacità di Napoli di accogliere persone, idee e culture diverse, trasformando l’incontro in una parte essenziale della propria identità.
Il libro non si presenta quindi come una semplice raccolta di biografie. Le singole storie diventano tessere di un racconto più ampio, quello di una città che nei secoli ha costruito la propria identità proprio attraverso contaminazioni, scambi e stratificazioni culturali.
Napoli emerge come una vera e propria città-mondo, capace di riconoscere come “propri” anche coloro che arrivano da lontano, purché sappiano entrare in sintonia con il suo linguaggio e con la sua particolare visione della vita.
La prima presentazione a Napoli
Il pubblico potrà incontrare per la prima volta l’autore e conoscere il volume giovedì 10 settembre alle ore 18, negli spazi del Mondadori Bookstore/MA della Galleria Umberto I di Napoli.
A dialogare con Michelangelo Iossa sarà Pino Strabioli, regista, attore e conduttore televisivo e radiofonico, che sarà lo special guest dell’appuntamento.
Alla presentazione interverranno inoltre Antonio Parlati, direttore del Centro di Produzione RAI di Napoli, e Diego Moreno, musicista e cantautore. A moderare l’incontro sarà Geltrude Vollaro per Edizioni MEA.
L’appuntamento rappresenterà anche un’occasione per approfondire le molteplici chiavi di lettura del libro: dalla storia alla musica, dalla letteratura alla televisione, passando per quei personaggi che, pur non essendo nati a Napoli, hanno contribuito a renderne universale l’immagine.
Il ventesimo libro di Michelangelo Iossa
L’uscita di Non siamo napoletani si inserisce nel percorso di un autore che da oltre trent’anni racconta musica, cultura e costume.
Giornalista, scrittore e docente universitario, Iossa ha collaborato con alcune delle principali testate italiane, tra cui Corriere della Sera e Corriere del Mezzogiorno, e insegna dal 1999 all’Università degli Studi “Suor Orsola Benincasa”.
Con oltre 45.000 copie vendute, è considerato uno dei più autorevoli divulgatori italiani nel campo della musica e della cultura pop. Nel corso della sua attività editoriale ha raccontato protagonisti e fenomeni molto diversi tra loro, dedicando volumi ai Beatles, Michael Jackson, Pino Daniele, Harry Styles, Rino Gaetano e alle colonne sonore della saga di James Bond.
Nel suo percorso professionale ha ricevuto anche il Premio per l’Editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri, oltre a numerosi altri riconoscimenti nazionali.
Con il nuovo libro Iossa porta quindi la sua esperienza di narratore della cultura popolare dentro un tema profondamente legato alla città in cui vive e lavora: il significato dell’essere napoletani.
Una Napoli che appartiene a chi la sceglie
La tesi al centro di Non siamo napoletani è semplice quanto provocatoria: la napoletanità non sarebbe una questione anagrafica, ma una condizione dell’anima.
Da questa prospettiva, i cento personaggi scelti da Iossa raccontano una Napoli diversa da quella costruita soltanto attraverso i suoi figli “naturali”. È una Napoli capace di adottare e lasciarsi adottare, di assorbire influenze esterne e trasformarle in qualcosa di profondamente proprio.
La storia della città diventa così anche una storia di incontri. Uomini e donne arrivati da altri luoghi hanno trovato a Napoli un ambiente capace di cambiarli, mentre loro stessi hanno lasciato un’impronta destinata a rimanere nella cultura e nell’immaginario collettivo partenopeo.
È questa la prospettiva attraverso cui il libro invita a rileggere l’identità napoletana: non come un’appartenenza chiusa, ma come qualcosa che può essere conquistato, vissuto e persino scelto.
E alla fine resta una domanda, forse la più importante: quanto bisogna essere nati a Napoli per sentirsi napoletani?
Per Michelangelo Iossa, la risposta sembra andare ben oltre una semplice questione geografica. Perché si può nascere lontano dal Vesuvio e, nonostante questo, portare Napoli dentro di sé.
In fondo, non conta dove sei nato. Conta quanta Napoli è nata dentro di te.

