Un padre e un figlio, separati da un silenzio lungo una vita, si ritrovano in un viaggio che li costringe a guardarsi davvero. Tra scontri, rivelazioni e un evento inatteso, scopriranno che comprendere l’altro è il primo passo per riconciliarsi con sé stessi. Con “Il viaggio del papà”, di e con Maurizio Casagrande, si apre la stagione teatrale dell’artista napoletano: una commedia brillante e profonda che alterna ironia, emozione e riflessione, mettendo in scena il difficile ma necessario cammino verso l’ascolto reciproco. Sul palcoscenico del Teatro Acacia di Napoli, Casagrande porta il pubblico in un racconto che mescola realismo e fantasia, tra un padre pragmatico e un figlio sognatore, costretti a confrontarsi e a sopravvivere — letteralmente — su un’isola “fatta di plastica”, metafora del nostro tempo e delle sue fragilità.
Una notte di qualche tempo fa, prima di addormentarmi, riflettevo su alcune questioni. Nell’Oceano Pacifico esiste un’isola che non si trova sulle mappe geografiche, formata interamente dai rifiuti di plastica trascinati dalle correnti. È un’immagine che mi ha colpito profondamente — spiega Maurizio Casagrande — perché mi è sembrata la metafora perfetta della nostra società: tutti isolati, tutti alla deriva, incapaci di ascoltare e di capire davvero chi ci è accanto.”
Da questa riflessione nasce “Il viaggio del papà”, una commedia dal ritmo brillante che intreccia umorismo e introspezione, trasformando la risata in uno strumento di consapevolezza. Lo spettacolo racconta l’incontro-scontro tra un padre, imprenditore di successo, e un figlio sognatore e disilluso: due mondi opposti costretti a collaborare per sopravvivere dopo un naufragio su un’isola singolare, fatta di plastica e popolata da un essere sovrannaturale che comunica attraverso la musica.
Casagrande torna così a raccontare, con la sua consueta ironia, le fragilità e le contraddizioni dei rapporti umani, affrontando temi universali come l’ascolto, la paura del diverso e la necessità di riconciliarsi con sé stessi. “Vedere un uomo convinto di sapere tutto e crollare di fronte ai suoi peggiori incubi fa sempre ridere — conclude Casagrande — e far ridere è la mia missione principale. Se poi, nel farlo, riesco ad accendere anche una piccola riflessione, allora sono veramente felice. In fondo, il papà è il nostro primo eroe.”

