Fisciano (SA) – Mercoledì 8 ottobre 2025, il Teatro di Ateneo dell’Università di Salerno ha ospitato la prima Giornata per l’Umanizzazione delle Cure, un evento che ha messo al centro il valore della persona nei percorsi di prevenzione, diagnosi, cura e assistenza. Un appuntamento partecipato e ricco di contenuti, che ha saputo unire mondi diversi – università, istituzioni, sanità, terzo settore e cittadinanza – in un’unica riflessione corale sul senso più profondo del “prendersi cura”.
Organizzata da Espansione s.r.l., ente di formazione attivo da oltre venticinque anni, in partnership con il Dipartimento di Studi Politici e Sociali dell’Ateneo salernitano, la giornata si è svolta con il contributo scientifico della professoressa Giuseppina Cersosimo, e ha visto la partecipazione entusiasta di numerosi studenti, oltre che di esperti e professionisti del settore. “La cura non può mai prescindere dalla relazione umana tra chi cura e chi è curato” – è stato questo il filo conduttore dell’intero evento, concepito come spazio di incontro tra pensieri, esperienze e linguaggi diversi.
La “Fiera delle Idee”: buone pratiche in mostra
Uno dei momenti più significativi della giornata è stata la Fiera delle Idee, un percorso espositivo animato da organizzazioni, associazioni e istituzioni impegnate a vario titolo nella promozione di progetti e iniziative legate all’umanizzazione delle cure. Tra i partecipanti: Medici Senza Frontiere, Fondazione Inclusione Salute e Cura Roma Litorale, Fondazione Anffas Salerno Giovanni Caressa Onlus, Hospice Eboli – Il Giardino dei Girasoli, e naturalmente Espansione s.r.l..
Il convegno e la lectio magistralis di Silvio Garattini
Momento centrale della giornata è stato il convegno, aperto dalla lectio magistralis del prof. Silvio Garattini, farmacologo e ricercatore di fama internazionale, fondatore dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Milano. L’intervento, seguito da un’intervista a cura della giornalista scientifica Silvia Bencivelli, ha toccato temi cruciali come la medicina personalizzata, l’accesso equo alle terapie e l’importanza della dimensione relazionale nella cura.
La seconda parte del convegno, moderata dalla giornalista Barbara Landi de Il Mattino, ha ospitato una tavola rotonda multidisciplinare con interventi di:
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Valentina Visani – Centro Antartide
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Dr.ssa Emanuela Capuano – Direttore S.O.S. Sostenitori Ospedale Santobono
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Sally Galotti – Designer e CEO Sappir s.r.l.
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Dr.ssa Maria Teresa Vigliotta – FIMeG Lazio
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Marco Bolognese – Consorzio S.S.S.S.
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Dr. Antonio Mignone – Cure Palliative e Hospice Salerno Sud
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Dr. Alessandro Parisi – Anffas Campania
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Dr. Stefano Galloni – Fondazione Inclusione Salute e Cura Roma
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Dr. Mario Moioli – Fondimpresa
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Dr.ssa Lucia Borruso – Medici Senza Frontiere
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Dr. Sergio Antonio Bolognese – Espansione s.r.l.
I relatori hanno offerto riflessioni e testimonianze su come integrare l’ascolto, la gentilezza e la qualità relazionale nei percorsi di cura, con uno sguardo che ha abbracciato esperienze locali, nazionali e internazionali.
Premi per l’impegno e la ricerca sull’umanizzazione delle cure
La giornata si è conclusa con la consegna di due premi simbolici ma fortemente rappresentativi:
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Il “Premio Umanizzare con la formazione – Villa dei Fiori” è stato assegnato al dr. Fulvio Bartolo, vicepresidente di Fondimpresa, per il suo impegno nella formazione orientata alla centralità del paziente.
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Il “Premio tesi di laurea per l’umanizzazione delle cure – Pineta Grande Hospital”, consegnato dal direttore Diego Baratto, è andato alla studentessa Valentina Saggese, autrice della tesi “Gruppi di mutuo aiuto nelle comunità online. Il digital storytelling in una prospettiva di genere”. La commissione era composta, oltre che da Baratto, dalla prof.ssa Giuseppina Cersosimo, dal prof. Francesco Di Salle e dal vicepresidente del Consorzio S.S.S.S., Marco Bolognese.
Una sfida culturale condivisa
La Giornata per l’Umanizzazione delle Cure ha rappresentato non solo un’occasione di approfondimento, ma anche un importante segnale culturale: la necessità di rimettere al centro la persona, in un tempo in cui la medicina e l’organizzazione sanitaria rischiano spesso di dimenticare l’aspetto relazionale e umano della cura.
Un messaggio forte e chiaro, nato dall’università ma destinato a tutta la società.

