“Ancora un Cappuccetto rosso”, ancora un appuntamento per i più piccoli al Teatro “Carlo Gesualdo” con il quarto spettacolo del cartellone di Scuole a Teatro, il primo di questo inizio di primavera. Ad intrattenere i piccoli spettatori questa mattina è stata la compagnia del Teatro del Canguro di Ancona che con Andrea Bartola, Cecilia Rapadoni e Natascia Zanni, sotto la supervisione di Lino Terra, hanno portato in scena un “remake” della celebre favola di Cappuccetto rosso.
Cappuccetto rosso è infatti una delle storie più raccontate, più ascoltate, più viste: non c’è bambino che non la conosca perché non c’è adulto che, ricordandola, gliela abbia raccontata; ed è proprio su questo ricordo che si è basato lo spettacolo di questa mattina ma con un’aggiunta: una serie di domande, da fare implicitamente ai piccoli spettatori, che forse hanno il potere di cambiare il corso della favola. Cappuccetto rosso dovrà ancora una volta vedersela con un lupo cattivo? Quante focacce la mamma dovrà ancora preparare per portarne qualcuna alla nonna? Quante volte la nonna dovrà ancora essere divorata e la bambina dovrà fare la stessa fine? E quante altre volte si dovrà raccontare questa storia affinché qualche pericolo sia finalmente scongiurato e il lupo rimanga “gabbato”? A queste domande cercano di dare una risposta i tre attori in scena che rappresentano altrettanti bambini: un po’ vivaci, dispettosi, sempre pronti a litigare e a fare confusione ma che alla fine della giornata, nel momento in cui ci si mette a letto e si aspetta il racconto di una storia per addormentarsi, si tranquillizzano e si immedesimano proprio nel racconto di Cappuccetto rosso. La fiaba, il racconto orale, il grande che narra e che dedica tempo e attenzione al bambino, sono un importate elemento per la crescita dei più piccoli ed un insostituibile punto di sicurezza psicologica. E proprio per questo c’è nello spettacolo una voce adulta fuori campo che suggerisce, racconta, introduce tutti i vari elementi della fiaba di Cappuccetto rosso. Alla fine nessuno, né gli attori né i piccoli spettatori sono riusciti a trovare risposta alle domande poste ad inizio spettacolo forse perché non ci sono risposte ma c’è solo un percorso che ognuno deve seguire, un percorso dove si sbaglia e lungo il quale si cresce. E non preoccupiamoci troppo se dovranno passare ancora tanti altri cappuccetti rossi nel bosco dove abita il lupo e, mentre magari racconteremo ai nostri figli ancora una volta questa storia, non meravigliamoci se sul loro volto vedremo nascere un sorriso quando gli diremo di lupi travestiti da nonne, pance piene di sassi, focacce e cacciatori perché vorrà dire che ancora con un Cappuccetto rosso saremo riusciti a farli crescere giocando e raccontando.

Diletta Picariello