Riceviamo e pubblichiamo di Generoso Maraia: In questi giorni abbiamo letto vari attacchi sulla gestione e sulla ripartizione dei PSR Campania 2014/2020. Una ripartizione che ha
sollevato polemiche in quanto avvantaggerebbe alcuni a scapito di altri.

La verità è molto più semplice di quanto sembri: i soldi non bastano per tutti.

Il motivo? Le scelte scellerate fatte da persone sbagliate nel posto sbagliato, che hanno impegnato grosse somme di danaro non per fare sviluppo ma mero consenso. Questo ha portato a spendere gran parte dei fondi in opere costose, che poco hanno a che fare con il settore agricolo e poco utili alla collettività. La situazione non migliora di certo se consideriamo che non esiste neanche una commissione di controllo che verifichi se gli obiettivi prefissati siano stati raggiunti nel tempo.

Per mero calcolo elettorale, circa i 2/3 dei fondi destinati all’agricoltura sono stati deviati verso opere pubbliche che nulla hanno a che fare con questa (ristrutturazione di palazzi storici, rifacimento di borghi ecc.). Come possiamo pensare di sviluppare il settore agricolo
in questo modo?
Ci permettiamo inoltre di far notare che le polemiche vengono scaricate sui soggetti sbagliati: sui funzionari tecnici istruttori delle singole misure. Ma cosa facevano i dirigenti degli uffici, a parte prendersi i meriti per i buoni risultati raggiunti? Perché non hanno vigilato sull’operato dei funzionari?

La situazione può essere risolta in un solo modo: prevedendo la presenza delle organizzazioni di categoria e degli ordini professionali al momento della stesura dei bandi. Le associazioni di categoria e gli ordini professionali, infatti, rappresentano le realtà del territorio, conoscono le difficoltà e le esigenze del settore e hanno tutto l’interesse a garantire procedure trasparenti

Occorre, inoltre, che si torni alla ripartizione dei fondi per singola Provincia. È sotto gli occhi di tutti che le realtà delle singole province campane è molto diversa, con destinazioni colturali e altimetriche assai differenti tra loro e difficilmente accomunabili.

Solo in questo modo riusciremo ad evitare ritardi in un processo già di suo molto lento. Dall’apertura dell’ultimo bando sono passati esattamente due anni, ma siamo ancora in attesa della graduatoria definitiva. Nel frattempo, chi ha presentato un progetto si trova nella incredibile situazione, nel caso dovesse ottenere il finanziamento, di essersi impegnato ad acquistare macchine o attrezzature che nel frattempo sono uscite di produzione, rendendo necessaria la richiesta di varianti progettuali, naturalmente a carico delle aziende agricole.
È dunque tempo di cambiare!