Il recente Dpcm ribattezzato “Chiudi Italia”, ha ribadito che tra i settori strategici e fondamentali rientrano anche le infrastrutture e le opere pubbliche.

Tanto i provvedimenti nazionali, quanto pure quelli regionali,– sottolineano con chiarezza che i provvedimenti restrittivi (e quindi la “chiusura”) riguardano esclusivamente i cantieri privati e quelli non in grado di assicurare condizioni di sicurezza per gli operai.

Anche i cantieri che operano per la realizzazione di  “interventi urgenti strettamente necessari a garantire la sicurezza o la funzionalità degli immobili”, devono rimanere aperti. Vale a dire che rimane aperta la cospicua maggioranza dei cantieri.

Anche l’ultimo Dpcm ribadisce che rimangono perfettamente operativi i cantieri di ingegneria civile; di installazione di impianti elettrici, idraulici e altri lavori di costruzioni e installazioni.

Non potrebbe, del resto, essere altrimenti, dal momento che una totale ed indiscriminata chiusura dei cantieri, inciderebbe gravemente sulla mobilità di uomini e di merci, sulla sicurezza e sulla staticità di molti edifici pubblici, sull’efficienza di strade, autostrade, reti idriche e fognarie, impianti di depurazione, aggravando ulteriormente la crisi legata alla pandemia.

L’Edilizia svolge quindi anche in questo particolare momento è chiamata a svolgere  un’importante ruolo sociale, economico e produttivo, garantendo  la manutenzione, la funzionalità e l’efficienza delle principali reti infrastrutturali utilizzate dalla popolazione nel rispetto delle massime condizioni di sicurezza per i propri dipendenti , al fine di evitare i pericoli di contagio e di diffusione del virus.