“Siamo nettamente contrari all’ipotesi che l’accordo di libero scambio con il Canada passi sulla testa degli agricoltori italiani. Si apre una contraddizione enorme tra gli investimenti europei e la tutela dei prodotti agroalimentari del territorio. Un accordo che apre le porte a triangolazioni commerciali spericolate in un gioco di interessi mondiali contro i quali il nostro modello agricoltura sostenibile sta reggendo solo con la qualità. Con questo accordo il grano fatto maturare sotto la neve con il glifosato invaderà il mercato e spezzerà le gambe alla nostra cerealicoltura”. È il duro commento del vice presidente nazionale di Coldiretti, e presidente regionale, Gennarino Masiello al CETA (Comprehensive Economic and Trade Agreement) che oggi arriva al primo giorno voto in Senato, condividendo l’appello trasversale di rappresentanti del mondo sindacale, della società civile e delle realtà produttive.
Numerose realtà della società civile, del mondo sindacale, produttivo e dell’ambientalismo – Coldiretti, CGIL, Legambiente, Adusbef, Movimento Consumatori, Federconsumatori, Fairwatch, Greenpeace, Slow Food, Arci e Acli Terra – hanno incontrato il Presidente del Senato, Piero Grasso, per esprimere le diffuse preoccupazioni sugli impatti economici e sociali del CETA. È stata sottolineata la necessità di analizzare più a fondo i potenziali effetti del trattato sull’ordinamento democratico, l’uguaglianza di fronte alla legge, l’occupazione, il settore agricolo e agroalimentare, i diritti dei consumatori e dei lavoratori, il settore dei servizi, il principio di precauzione, la salute e l’ambiente. In particolare, si è evidenziata l’opportunità di attendere il pronunciamento della Corte Costituzionale francese, alle prese con un ricorso firmato da 106 Parlamentari, sui possibili vizi di incostituzionalità dell’accordo, che potrebbe minare l’esercizio della sovranità nazionale, violare il principio di precauzione, l’indipendenza e l’imparzialità dei giudici e il principio di uguaglianza davanti alla legge.
 
Non solo, ma l’urgenza di un voto di ratifica tanto ravvicinato viene a cadere di fronte al fatto che in Canada nulla verrà deciso fino al prossimo autunno. L’assemblea legislativa del Quebec, infatti, ha terminato le sue sessioni deliberative e non tornerà a riunirsi prima di settembre. Per questa ragione, rimane incompiuta l’approvazione della legge sull’implementazione provvisoria del CETA, che dunque non potrà entrare completamente in vigore per i prossimi tre mesi.