La situazione in Kenya a fine giugno non è ancora delle migliori, i casi di Coronavirus stanno anzi aumentando. Il numero di morti in proporzione ai contagiati rimane comunque molto più basso rispetto ad altri Paesi colpiti. Tuttavia, come Call Africa abbiamo deciso, seguendo le direttive del Governo, di riprendere alcune delle attività dei vari progetti per stare più vicini ai nostri beneficiari.

Indossare le mascherine, lavarsi frequentemente le mani con acqua e sapone e mantenere il distanziamento fisico sono misure di prevenzione che da marzo portiamo sempre avanti nelle attività alternative implementate. La novità delle ultime settimane è stata la possibilità di riprendere alcune delle nostre attività ordinarie attuando le direttive nazionali che impongono di non creare assembramenti tali da non garantire il distanziamento fisico.

Il sollievo più grande lo abbiamo riscontrato sicuramente nei beneficiari e nelle loro famiglie.

Nell’ambito del progetto “YOU’LL NEVER WALK ALONE” finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AID 011888), stiamo lentamente riprendendo tutte quelle attività propedeutiche alla formazione verso il personale sanitario dei centri di salute e dei centri di riabilitazione, delle mentor mothers e dei gruppi di mutuo aiuto di persone con disabilità o genitori/tutori di bambini con disabilità.

I bambini disabili  sono tornati a fare fisioterapia al Centro: non più sedute a casa, ma finalmente incontri negli spazi del Centro Shalom dove sono presenti i dispositivi di sostegno e tutte le attrezzature necessarie per svolgere i servizi nel modo più efficiente possibile e dove le mamme hanno la possibilità nei momenti di attesa di parlare tra di loro dei propri problemi, confrontarsi e ricevere supporto psicologico anche grazie all’assistenza di Lilian, coordinatrice del progetto.

Le mamme vengono al centro a gruppetti per evitare forme di assembramento, ma l’opportunità di ritrovarsi è particolarmente significativa soprattutto in un momento difficile come quello attuale dove tutte, chi in un modo e chi in un altro, stanno soffrendo a causa del Coronavirus.

Anche i “nostri”bambini e ragazzi di strada hanno cominciato a tornare al Centro Shalom e le attività del progetto hanno ripreso finalmente il via. Dobbiamo ovviamente attenerci alle direttive governative e quindi abbiamo deciso di aprire il centro diurno solo a 10 bambini alla volta e parallelamente abbiamo intensificato le visite in strada che ora si svolgono tutti i martedì e i giovedì, durante le quali distribuiamo anche il cibo.

Fra i bambini ed i ragazzi ci sono fra l’altro anche tutti coloro che hanno già intrapreso con noi il percorso di riabilitazione e che abbiamo con successo reinserito a scuola. Da marzo è iniziato per tutti loro una grande sfida: le scuole infatti sono chiuse e ancora il governo non ha dato indicazioni su possibili riaperture e per questi ragazzi restare a casa senza impegno è davvero rischioso…la tentazione e soprattutto la necessità di tornare in strada è fortissima: avendo situazioni familiari ed economiche difficili a casa sono spinti a tornare in strada dove trovano compagni, svago, cibo e anche possibilità di lavorare e portare a casa qualche soldo.

Per questo è necessario mai come in questo periodo non abbandonare nessuno di loro e nessuna famiglia perché rischieremmo di perdere tutti i traguardi raggiunti insieme nei mesi ed anni passati.

Iniziare a tornare alla normalità è stato possibile grazie alla disponibilità degli spazi dello Shalom Centre e anche al rapporto che negli anni abbiamo creato e rafforzato con i beneficiari dei nostri progetti. Lo staff ha coinvolto con solerzia bambini e genitori nell’organizzazione delle attività in modo efficiente ed ha collaborato in modo proficuo con tutte le autorità predisposte (chief, la figura amministrativa incaricata della gestione del territorio locale, il capo della polizia ed il National COVID-19 Response Fund).

L’entusiasmo della ripresa ci fa apparire le prospettive future in modo molto più roseo e riuscendo ad aiutare più da vicino i beneficiari ci sentiamo tutti più rincuorati, ma mai meno motivati a continuare nel nostro lavoro e a trovare soluzioni ai problemi vecchi e nuovi.

Per quanto riguarda la realtà di Soweto si stanno verificando disordini sempre più frequenti tra le forze dell’ordine e la popolazione, anche se la situazione è sotto controllo e ci si può ancora spostare tranquillamente. La polizia, che di solito è accondiscendente con i produttori e i consumatori della famosa bevanda alcolica locale chiamata chang’aa (di cui abbiamo parlato nel precedente articolo), ha da qualche settimana iniziato a smantellare alcune delle baracche dedite alla sua produzione. L’aumento del consumo della bevanda nella nostra baraccopoli era salito in conseguenza della chiusura di centri di produzione in altre aree, con tutti i rischi sociali che questo comportava.

Un simile cambio di atteggiamento della polizia può essere segno di una svolta importante per Soweto, ma sappiamo che difficilmente può avvenire in modo non violento: le autorità per prime usano la forza per attuare un intervento di tale portata nel contesto di una slum e le “vittime” degli attacchi reagiscono di conseguenza con violenza. Infatti, nella maggioranza dei casi non sono solo i diretti interessati a subire queste azioni ma anche il resto della popolazione che si sente attaccata nel proprio territorio e non vede altre soluzioni se non reagire con violenza. Fortunatamente non si verificano scontri tutti i giorni e gli abitanti di Soweto non sembrano preoccupati (del resto sono situazioni comuni in simili ambienti), anzi la percentuale di ubriachi potenzialmente pericolosi in giro sembra essersi leggermente ridotta.

Non ci resta che sperare che questi interventi possano portare a risultati concreti ancor più significativi e che la situazione di emergenza da Coronavirus non crei ulteriori problemi sociali nelle zone già disagiate di Nairobi.