Esce “Stati emozionali”, vecchio brano di SOLO, in una nuova versione 3D, naturale evoluzione della prima stesura con spazializzazione stereo.
«Sono sempre stato affascinato dall’utilizzo della spazializzazione, fin da quando, da ragazzino, sentivo “passarmi nel cervello” i suoni di “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band” o gli assolo di Steve Hackett, su tutti quello di “The Return of the Giant Hogweed”. Quando approcciai alla musica elettronica, in campo accademico, fu naturale, per me, sfruttare questa tecnica: nacque, così, la prima stesura di “Stati emozionali”, con una spazializzazione stereo. Rilavorarci (traccia per traccia) e renderla in 3D è stato un processo del tutto naturale, quasi dovuto. Quei suoni che, prima, si “limitavano” a passare da un orecchio all’altro, ora ti “girano intorno”, avvolgendoti: per me è una figata!».
Il brano prende spunto dalle composizioni di elektronische musik degli anni ’50, in particolare da quelli che furono i lavori portati avanti dalla Scuola di Colonia.
«Per la composizione di “Stati emozionali” mi sono ispirato principalmente ai primi lavori di Karlheinz Stockhausen, in particolare “Studie II”. Tutti i suoni presenti in “Stati emozionali” sono stati creati da zero, per sintesi additiva o sottrattiva, partendo da onde sinusoidali (generate da oscillatori digitali e poi sommate) o da rumore bianco (creato con un generatore di impulsi e, successivamente, filtrato): insomma, un lavoro di stampo matematico con me che, suppergiù, immagino un suono, cerco di capire da che armoniche possa essere composto, e immetto le frequenze in hertz nel generatore (incrociando le dita, sperando di aver preventivato nella maniera giusta quello che ne possa uscire fuori)».
Con questa nuova versione di “Stati emozionali”SOLO prova a dare una risposta a quanti hanno gridato allo scandalo, in risposta allo spopolamento di brani definiti “8D”.
«Credo che, se fatto con cognizione di causa, sfruttare la spazializzazione 3D possa dare valore artistico, a determinate opere. L’accanimento verso operazioni di marketing (com’è ovvio che siano) quali la rilavorazione di brani famosi in salsa “8D” (operazione decisamente lontana da qualsiasi intento artistico; piuttosto, spettacolarizzazione di una tecnica) lo lascio a chi preferisce alimentare sterili diatribe, che allontanano dal punto focale della discussione, e cioè che non è la tecnica in sé ad essere giusta o sbagliata, buona o cattiva, ma l’uso che se ne fa. Quindi, meno storie e più azione».
Per l’adattamento in 3D di “Stati emozionali”, SOLO si è affidato all’ingegno di Edoardo Di Vietri, dell’Hexagonlab Recording Studio.
«Quella con Edoardo è una collaborazione non nuova: ho già lavorato insieme a lui, negli ultimi tempi, ed oltre al suo lato prettamente professionale e tecnico, le sue competenze, quello che lo rende un collaboratore fidato è la passione che mette in ciò che fa: è una persona che sa mettersi in gioco e che non si pone limiti, ma sperimenta. E, per me, questa è una cosa fondamentale».
«Quando SOLO mi ha contattato chiedendomi se volessi mixare un suo pezzo in 8D – dichiara Edoardo Di Vietri – la mia reazione fu pressappoco questa: “Ma dai! Pure tu con sta cag*** dell’8D?”. Ma, dopo aver ascoltato il brano, ho dovuto ricredermi sulla possibile buona riuscita dell’impresa! Quello che oggi viene comunemente (sic!) definito “8D” non è che un processing in binaurale di una traccia audio che non nasce come tale, ossia non è registrata, a monte, in binaurale. Quindi, cosa intendiamo per “8D”? Molti si sono interrogati su questo, ma non esiste nessun paper scientifico nel quale venga nominato o teorizzato tale “8D”, anche perché le dimensioni spaziali in cui è teoricamente posizionabile un suono sono soltanto 3; risulta molto più plausibile che la dicitura sia invenzione di qualche “bedroom producer”, o di qualche gran burlone! Il comun denominatore delle canzoni in 8D ascoltate fino ad ora è rappresentato da questo movimento continuo di tutto il brano (considerato come se fosse un unico strumento) in uno spazio virtuale, cosa che ha diviso il pubblico in fanatici e nauseati (nella più vera accezione medica). Su “Stati emozionali”, l’approccio è stato completamente diverso. Non è stato applicato un processing binaurale sul mixbus (ossia sul pezzo totale), bensì ogni singolo elemento del mix ha ricevuto il suo particolare processing; il tutto non in forma statica (“set and forget”), ma con una miriade di automazioni, in modo da creare un panorama sonoro e un’esperienza di ascolto molto più suggestiva (c’è chi lo definisce “16D”, o chi somma di 8 in 8 per ogni elemento processato: e allora, qui, forse abbiamo sforato anche le 384 dimensioni!). La vera sfida che ho dovuto affrontare su “Stati emozionali” è stata data dal fatto che, non essendo una canzone in senso canonico, ma più che altro una grande sperimentazione fatta di suoni sintetizzati, dovevo trovare un modo per rendere “musicali”, e coerenti con il contesto, i vari movimenti spaziali. Ogni singolo movimento che ascoltate è stato automatizzato “a mano”, di modo che le asimmetrie della mano umana dessero quel tocco in più di interesse e vitalità, rispetto all’asetticità di un elaboratore automatico. Per il processing binaurale ho utilizzato dearVR MUSIC, di Plugin Alliance. Buon ascolto!».
La grafica che campeggia sulla cover di “Stati emozionali” è un collage realizzato a mano da Maria Dori Calabrese, coadiuvata da Nicola “Riddick” De Marco per quanto riguarda la parte grafica digitale.